Lazio, Cana: «Il derby di Coppa Italia il ricordo più bello. Serie A? Spero…»

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Lazio, Erik Cana, intervenuto a TMW Radio, ha parlato del momento attuale e del suo passato con i biancocelesti

Erik Cana, vecchia conoscenza laziale, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di TMW Radio per parlare della situazione attuale di emeregnza legata al coronavirus, ma anche per ricordare il suo passato nella società biancoceleste. Ecco le sue dichiarazioni:

Come stai vivendo questo momento?
«Ci siamo trasferiti con la famiglia a settembre. La viviamo rispettando le regole, facendo il nostro dovere. Abbiamo anche due bambini a casa e cerchiamo di fargli pesare il meno possibile la situazione».

E il resto della famiglia?
«Siamo una comunità molto diffusa, ho parenti un po’ in tutto il mondo. Provo a tenere contatti con tutti. In Italia qui siamo stati i primi a preoccuparci. Quando sei all’estero, vedi numeri spaventosi e tutti volevano sapere. L’Italia è servita per capire cosa può fare questo virus e tutti gli altri si sono adattati. Non ho visto però tanta organizzazione tra i Paesi dell’Unione»

Sei orgoglioso degli aiuti che stanno arrivando dall’Albania in Italia?
«Certamente. Ho ricevuto centinaia di chiamate e messaggi di affetto di amici italiani. Provo a dire alla gente, essendo un ex calciatore, di ricordare i legami tra tutte le nazioni. Tra Italia e Albania però ci sono radici profonde nel rapporto. Non siamo in Italia solo da trent’anni. Dopo gli Anni Novanta l’Italia è diventata la nostra seconda casa, in un periodo complicato per il nostro Paese. E’ una battaglia difficile, ma questo aiuto andava fatto, solo per dimostrare l’affetto e il riconoscimento per l’Italia».

Si può pensare a riprendere a giocare a calcio?
«E’ molto complicato. Forse dopo Pasqua si potrà riaprire qualcosa, ma si guarda giorno per giorno. Si potrebbe portare a termine la stagione a porte chiuse. Io sono per provare a chiuderlo questo campionato, se c’è un minimo di sicurezza per poterlo fare, anche in estate. Ma è difficile parlare di calcio quando ci sono migliaia di persone che sono contagiate. Il calcio è per la gente, se loro pensano solo a curarsi e ad assistere i propri cari è inutile pensare al calcio».

Che ricordi hai dell’esperienza italiana?
«La finale di Coppa Italia del 26 maggio contro la Roma. Un derby in finale di Coppa, abbiamo capito tutti quanto fosse importante per i tifosi».

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