Lazio, Adekanye: «Speriamo di poter ripartire presto!»

© foto adekanye

In una diretta Instagram, l’attaccante biancoceleste Bobby Adekanye si è raccontato tra la quarantena e la sua carriera

Tramite una diretta con il suo profilo Instagram, l’attaccante ex Liverpool, ora alla Lazio, Bobby Adekanye ha ripercorso la propria carriera, con un commento anche sul possibile ritorno in campo:

«Sono due mesi che siamo chiusi in casa senza fare nulla. È un po’ difficile. Non ci hanno detto ancora nulla, credo che ci comunicheranno qualcosa nel corso della prossima settimana, anche quando fare il test. Se tutto andrà bene, inizieremo ad allenarci. Credo che se tutti i giocatori saranno negativi, allora riconceremo davvero. Speriamo di tornare, eravamo molto vicini al raggiungimento di qualcosa di bello».

CARRIERA – «Quando sono arrivato al Liverpool, furono mesi complicati. All’inizio ho dovuto aspettare dei documenti, poi mi sono fatto male. Ho pensato che non avrei continuato a giocare al calcio, che volevo tornare in Olanda. Non volevo andare agli allenamenti, neanche svegliarmi. Mi chiudevo in casa e mi mettevo a piangere. Il mio agente mi rincuorava, mi diceva che tutto sarebbe andato bene. Senza lui e l’appoggio dei miei genitori, probabilmente me ne sarei andato. Un consiglio ai più giovani? Divertirsi, fare tutto con allegria, altrimenti le cose si complicano. Avere un idolo e guardare a come è arrivato al proprio obiettivo. Non imitarlo, perché tutti siamo diversi, ma vedere cosa questa persona ha fatto per arrivare dove è arrivata. Il mio è stato Robben, notavo anche come parlava, come si comportava con i giornalisti, davanti alla televisione».

RAMADAN E ITALIA – «È il terzo anno che faccio il Ramadan, prima ero cristiano. Tutti i miei amici lo fanno, e ha avuto ai miei occhi sempre qualcosa di speciale. Tutti sono allegri, gentili, danno soldi ai poveri. Mi piace moltissimo questo mese. Cerco di adattarlo agli allenamenti, quando ho bisogno di bere, lo faccio. Ho avuto un mental coach, e non lo farei un’altra volta. I consigli di Junior Minguella e i miei genitori erano sufficienti. Se hai un insieme di persone che ti vogliono bene, non hai bisogno di mental coach o altre figure. Italiano? Prendo un po’ di spagnolo e metto una ‘i’ alla fine (ride, ndr). Rimanete tutti in casa. So che è difficile, ma è l’unica cosa da fare per vincere questa battaglia. Tutto questo finirà tra poco».

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