Isaksen: «Felipe Anderson era mio grande rivale, ora è diventato uno dei miei migliori amici»
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Isaksen: «Felipe Anderson era mio grande rivale, ora è diventato uno dei miei migliori amici»

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Isaksen: «Felipe Anderson era mio grande rivale, ora è diventato uno dei miei migliori amici». Le sue parole

Il trasferimento di Gustav Isaksen alla Lazio è stato per l’esterno danese un insieme di emozioni. Intervenuto ai microfoni del Midtjylland il giocatore ha raccontato tutti i retroscena del suo trasferimento nella Capitale. Le sue parole.

PAROLE– «L’estate la ricordo come un momento difficile. C’erano molte partite, quindi dovevo giocare in un momento in cui erano in corso delle speculazioni sul mio trasferimento. A dir la verità fisicamente mi sentivo bene, ma in campo non riuscivo a rendere e a dare il mio 100%. Penso che inconsciamente le voci mi abbiamo coinvolto, anche se facevo di tutto per evitarlo. A volte accade che la vita ti cambi da un giorno all’altro. Era un’emozione che non avevo mai provato prima, non sapevo come avrei reagito. Ho sempre pensato che non sarebbe stato un problema, che probabilmente avrei continuato a segnare tanti gol, ma in realtà la cosa ha influenzato il mio rendimento di quei giorni ».

SULLA TRATTATIVA– «Claus Steinlein (a.d. Midtjylland, ndr) mi dice che le cose con la Lazio cominciano ad andare bene e forse presto succederà qualcosa, ma che avrei dovuto restare calmo. La sera, ignaro di quello che doveva succedere, me ne vado a dormire, leggo sui media che se ne parla molto, ma nessuno mi aveva confermato nulla. Il giorno della partita, la mattina presto, Steinlein mi chiede per messaggio se può venire a parlarmi nella mia camera d’albergo. Mi spiega che l’accordo con la Lazio è vicino e che era stato deciso che non avrei giocatore quella sera. Subito dopo parlo con il mio agente e due giorni dopo parto per Roma. Quando siamo tornati a casa dal Lussemburgo, mi è stato detto abbastanza rapidamente quando dovevo sottopormi alle visite mediche. Sono riuscito appena in tempo a fare le valigie e ho scritto alla mia ragazza chiedendole se poteva prendersi una pausa e partire con me. Ho anche avuto modo di salutare tutti i miei compagni di squadra e gli allenatori, quindi sono contento di come è andata. Non me ne sono andato all’improvviso ».

AEREOPORTO– «Mentre siamo sull’aereo il mio agente mi dice che se ci sono persone che vogliono intervistarmi o chiedermi qualcosa, devo solo dire ‘no comment’. Dopotutto il trasferimento non era ancora stato annunciato e dovevo ancora sottopormi alle visite mediche. Quando atterriamo mi metto al collo la sciarpa della Lazio e faccio un video per le i tifosi: il piano di non parlare era già fallito, potevamo solo riderci sopra e sperare che di superare i controlli medici (ride, ndr)” – Gustav esce dal gate e… – “È stato molto sorprendente. Non avevo idea che sarei stato accolto in questo modo, è stato fantastico. Non riesco a pensare a un modo migliore per essere ricevuto; sapere che ci sono tifosi che sono felici che tu venga… è stata una bellissima esperienza sia per me che per la mia famiglia. Tutti si ricordavano di quella partita quaggiù. È stato bello che la gente sapesse chi ero quando sono arrivato. Sapevano che avrei potuto fare qualcosa, forse questo mi ha dato un piccolo vantaggio fin dall’inizio. Poi vedremo se andrà allo stesso modo se ci rincontreremo (ride, ndr) ».

PRIMI GIORNI ALLA LAZIO– «Ho parlato con Maurizio Sarri il giorno del mio arrivo. Non sapevo se conoscesse l’inglese, ma fortunatamente lo sapeva. È stato gentile ad accogliermi e già il giorno, dopo aver superato le visite mediche, abbiamo iniziato con la tattica. Senti molte storie su com’è quando vieni all’estero, tra cui quelle sui compagni di squadra ch  ti augurano del male. Non ho affatto questa sensazione. Il mio più grande rivale, Felipe Anderson, è diventato uno dei miei migliori amici e mi aiuta sia tatticamente, che fuori dal campo. Mi sono sempre sentito il benvenuto. È bello sapere che personalità così grandi sono allo stesso tempo brave persone ».

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