Inzaghi: «Lazio da sempre nel mio destino. Vi racconto la chiamata di Mancini»

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Nel corso di una lunga intervista Simone Inzaghi ha raccontato del suo approdo e della sua esperienza alla Lazio

In una Lazio di campioni, il vero top player è Simone Inzaghi. L’allenatore piacentino è riuscito a regalare un’identità e un gioco alla propria squadra, ha dimostrato tutto il suo bagaglio tecnico. Roma è la sua casa, i colori biancocelesti sono il suo destino. Prima da calciatore, ora da mister, il legame coi tifosi capitolini è ormai indissolubile. Proprio Inzaghi si è raccontato in una lunga intervista, ai microfoni del giornalista di Sky Sport Paolo Condò, nel suo programma “Mister Condò”. Ecco le sue parole: «Io penso che i nostri genitori siano stati il segreto dei nostri successi (suoi e del fratello Pippo, ndr) da calciatore. È capitato di incontrarci e per loro non era facile. Come quando vinsi lo Ccudetto con la Lazio. Loro sapevano che solo uno sarebbero diventato campione d’Italia. Noi giocavamo sempre in attacco fin da piccoli. Quando avevo 7 anni e lui 10, non mi facevano giocare, e Pippo imponeva la mia presenza. Io più forte? È una cosa che ancora si dice. Però per me lui è stato uno dei tre attaccanti italiani più forti d’Europa. Io sono arrivato a 100 gol, lui più di 300, penso ci sia un motivo. Dai 10 ai 15 anni sembrava tutto in discesa per me. Nelle nazionali giovanili Pippo non era convocato come me. Io poi ho avuto più problemi nel salto dalla Primavera alla prima squadra. La mia prima esperienza vera fu a Carpi, quando mi distaccai dalla famiglia. Fu un’esperienza formativa. Avevo 17 anni. Avevo fatto bene in Primavera e quindi il Piacenza mi fece andare fra i professionisti».

LA LAZIO«Mai mi scorderò l’esordio. Il destino volle che fosse contro la Lazio, nel mio stadio, con la squadra con cui sono cresciuto. Segnare al debutto? Una cosa che mi rimarrà dentro per la vita. Con Couto siamo diventati molto amici e lo ricordo con grande piacere. Il destino aveva disegnato questo. Il mio arrivo? Su di me c’erano diverse squadre. Parlai con Galliani anche. Poi mi ricordo la chiamata di Mancini, che mi disse se avevo il piacere di andare a giocare alla Lazio. Aveva appena vinto la Coppa delle Coppe, avevano venduto Vieri e puntarono Anelka, ma non si chiuse. In due giorni mi ritrovai a fare le visite mediche, ed è qui che inizia la mia lunga storia con la Lazio. Arrivavo in una grande città, in una squadra fatta di campioni. Avevo tanto entusiasmo ma sapevo che avrei trovato tanta concorrenza. Nel girone di andata mi sono ritagliato il mio spazio, giocai la Champions. Feci un bellissimo ritiro e la prima partita ufficiale con la Lazio fu nella Supercoppa europea con il Manchester. Dopo 8 minuti uscì dal campo per un contrasto involontario in cui Stam mi ruppe il naso. Entrò Salas e portammo a casa la Coppa. Tre giorni dopo Eriksson mi fece giocare di nuovo titolare, e feci gol all’esordio nel mio nuovo stadio».

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