Gascoigne e le fughe dal ritiro inglese durante Italia ’90: le parole di un membro del comitato

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Paul Gascoigne ha fatto molto spesso cose assurde, ecco il racconto durante Italia ’90

Stefano Arrica, dirigente del Comitato organizzatore dei Mondiali di Italia 1990, ha parlato delle ‘gesta’ di Paul Gascoigne ai microfoni de Il Fatto Quotidiano. Quando Gazza scappava dal ritiro inglese, il CT Robson chiedeva ad Arrica di recuperare il classe ’67 di Gateshead. Ecco ciò che ha detto.

ALLA RICERCA DEL GAZZA PERDUTO – «Partivo con qualcuno dello staff e andavo alla ricerca di Gazza, lo trovavamo in qualche bar della spiaggia mentre stava bevendo. A 23 anni aveva già un serio problema con l’alcol. Dai Paul, non rompere le palle, gli dicevo in inglese. Ancora cinque minuti, mi rispondeva. Non era mai facile riportarlo in albergo. Nel frattempo aveva fatto amicizia col barista e fraternizzato con tutto il bar. Non era rissoso. Era un ragazzo tenerissimo con un cuore grande, ma completamente pazzo. Chissà se si ricorda ancora di me… Oggi sto davvero male quando lo vedo in certe condizioni. Era un giamburrasca, quando beveva biascicava parole incomprensibili. Già con il suo accento da Newcastle faticavo a comprenderlo. No, non era mai facile convincerlo. Anche perché non era una piuma. Mi aiutava il massaggiatore. In ogni caso Gazza teneva veramente molto alla Nazionale e a fare bene in quelle settimane, ne combinò parecchie ma successivamente con le squadre di club ne fece di peggiori. Ricordo che a Is Molas David Platt cercava di farlo ragionare. Allora avrei scommesso che sarebbe diventato Pallone d’oro. Quando partiva in progressione, cambiava tre velocità. Ne parlavo spesso con Liam Brady, in Italia in veste di telecronista: Gascoigne era il più forte del mondiale. A Bari giocammo anche una partita a tennis, io lui, David Platt e John Barnes. C’era un pubblico che sembrava di essere al Roland Garros. Anche in Puglia Paul scappò dal ritiro, lo ritrovai completamente ciucco ad Alberobello».