Criticoni e pseudo-tifosi: giù le mani dalla NOSTRA Lazio!

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L’analisi di Salisburgo-Lazio, terminata con il punteggio di 4-1 che condanna la Lazio, eliminata dall’Europa League

Partita imbarazzante, ai limiti della decenza. Fa male uscire contro un avversario inferiore e favorito nettamente dagli episodi nel doppio confronto. Tre gol fortuiti e un rigore inventato fanno la differenza, ma al di là di questo l’eliminazione è giusta. Se una squadra in una situazione di vantaggio, prende tre gol in quattro minuti, non può avere ambizioni maggiori ed è giusto che vada a casa. Bruciano le tante occasioni mancate e le tantissime incertezze difensive, ma anche questo servirà per crescere. L’errore da non commettere adesso è quello di dimenticarsi del passato, dimenticarsi da dove è partita questa squadra insieme al proprio allenatore. Hanno trasformato un Olimpico deserto in una bolgia, ci hanno riportato alla mente le Lazio migliori, scomodando mostri sacri del passato e paragoni illustri. Niente disfattismo, niente catastrofi, è in momenti come questi che bisogna fare quadrato e dimostrare chi siamo e quanto valiamo. Siamo quelli che hanno giocato di più in Italia, i meno tutelati e gli unici ad onorare fino alla fine una competizione da sempre snobbata. Chiunque sarebbe crollato prima, chiunque si sarebbe arreso, non la Lazio! Eliminati in malo modo da un’Europa League giocata da protagonisti e che poteva dare ancora soddisfazioni, ma è giusto così. Nel calcio come nella vita ci sono degli step e non vanno saltati. Inqualificabili tutti quei ‘pseudo-tifosi’ che insultano la squadra, i giocatori e la dirigenza augurandogli le peggiori sciagure. Probabilmente sono gli stessi che non vanno allo stadio perchè la partita si vede male e perchè non ci sono i parcheggi. Continuate a stare in poltrona, ma poi sul carro non ci sarà posto per voi!

SUICIDIOInzaghi sceglie un inizio conservativo, più da Lazio dello scorso anno che da quella di quest’anno. In 11 dietro la linea del pallone, con l’iniziativa lasciata al Salisburgo, pericolosa solo in avvio su un errore di Basta. Per il resto della prima frazione, biancocelesti che amministrano con ordine e senza affanni il doppio vantaggio conquistato nella gara d’andata. Incredibile quello che succede nella ripresa, cose che nel calcio accadono di rado. Il gol di Immobile sembrava chiudere la gara, invece l’ha riaperta incredibilmente. C’è un precedente simile in stagione e porta alla gara di Napoli, condotta bene per un tempo e mandata in macerie nel secondo. Anche lì i partenopei capovolsero la partita in pochi minuti. Gli episodi sicuramente nel doppio confronto non sono stati favorevoli alla Lazio, basti pensare al rigore e all’incredibile parata di testa su Caicedo dell’andata. Fino ad’ arrivare al match-point capitato sui piedi di Luis Alberto, da cui poi è ripartita l’azione del 2-1. I gol subiti arrivano da due deviazioni (il primo sfortunato, ma sul terzo c’è una dormita collettiva della difesa). Nella seconda rete invece, quella che devasta psicologicamente la squadra di Inzaghi, le uniche responsabilità sono di Strakosha che poi si prenderà anche le colpe, ammettendo l’errore.

ORRORI – Tante cose da dimenticare e da non ripetere. Tutti hanno sbagliato, dal primo all’ultimo. Errori da principianti, che non si possono vedere ad un quarto di finale di Europa League. De Vrij sbaglia un intervento in occasione del primo gol e poi non ne indovina più una. Vedendolo ieri sera, il suo addio sarà vissuto molto più a cuor leggero. L’olandese è il capo della difesa, colui che chiama i movimenti e tutte le giocate. Oltre ad andare in bambola lui, ha mandato in confusione anche Luiz Felipe e Radu irriconoscibili nella ripresa. Parolo e Leiva hanno corso per dieci, complice anche un Milinkovic lontano anni luce dai suoi standard. Qualcuno gli rimprovera ad Inzaghi la sua sostituzione, ma il tecnico ancora una volta aveva avuto ragione. Dopo il cambio la Lazio crea un’occasione clamorosa con Felipe Anderson subentrato al serbo, che scarica il pallone della qualificazione su Luis Alberto, arretrato sulla linea di centrocampo. Se fosse entrato quel gol il tecnico biancoceleste sarebbe stato un mago, o forse nemmeno si sarebbe parlato del cambio azzeccato, mentre ora tutti a puntare il dito contro un unico colpevole. In questo momento l’ultima cosa da fare è scagliarsi contro la squadra, a due giorni da una partita fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo stagionale. Il black-out c’è stato, ma ora quella luce va riaccesa all’istante. Onore ai 1.400 di Salisburgo che hanno ammutolito 30.000 austriaci. Qualche critica più dura è accettabile solo da loro, che in Europa League e in campionato non hanno mai lasciato sola la Lazio. Grazie alla squadra, alla dirigenza e ai calciatori. Grazie perchè è dal 13 agosto che sogniamo e solo dopo 8 mesi esatti ci avete fatto aprire gli occhi. Ora più che mai: FORZA LAZIO CARICA!

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