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Lazio, Diaconale: «Senza ripresa il calcio rischia una grave crisi. Noi gli unici a metterci la faccia»

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Arturo Diaconale, portavoce della Lazio, è intervenuto ai microfoni di Radio Radio, per parlare dei temi più caldi del momento

Arturo Diaconale, portavoce della Lazio, è intervenuto ai microfoni di Radio Radio per parlare dei temi più caldi del momento. Ecco le sue parole:

«Io mi sono opposto contro chi voleva bloccare la stagione. Il governo si copre dietro ad argomentazioni tecnico-scientifiche che dicono che il contagio può riprendere. Ma il contagio non può riprendere in un campo da calcio, ma in ogni dove, quindi bisognerbbe bloccare tutto. Serve responsabilità. Il discorso sullo sport di contagio mi fa sorridere. Il contatto può produrre la proliferazione del virus a condizione che ad entrare in contatto siano già persone portatrici di contatto. Non è che il virus esce fuori dal contatto fisico o dal tackle. La situazione sta diventando incandescente, in nome del covid stiamo stravolgendo valori come quello della libertà individuale e della propria vita. Se sono morte 350 persone ieri, non è colpa del calcio.

Perché si espone solo la Lazio? Perché ci mettiamo la faccia, certo, ci piacerebbe finire il campionato finora positivo, ma non abbiamo la certezza di ripartire e stravincere la stagione. Dal punto di vista economico, a noi interrompere ora conviene anche. Qui con l’interruzione si vuole distruggere il sistema calcio, il blocco è dovuto dall’impossibilità del governo di porre misure adatte. Con tamponi e test sierologici di massa, questo problema non ci sarebbe stato. Negli altri paesi si sta riprendendo la vita normale, con alcune riaperture delle attività commerciali.

Spadafora? Prevalgono visioni culturali oggettivamente pericolose, il ministro ha ispirato il no alle Olimpiadi a Roma. La scaletta delle riaperture è bizzarra…i congiunti che non si sa chi siano di preciso. Senza ripartenza può esserci una crisi veramente significativa per il calcio italiano. Chi vorrà più fare contratti con il nostro paese? L’incertezza è la cosa più grave.

Piano B nel calcio? Non so, lo devono sapere Gravina e Malagò, sicuramente si pensa a qualcosa. La Roma ha detto che manderà i propri calciatori per i parchi ad allenarsi? Volevo proporre una provocazione: portiamo la Lazio al parco dei daini ad allenarsi come quando è nata. Cosa succederebbe? Problemi enormi di ordine pubblico. Evitiamo gli assembramenti.

Calciatori della Juve all’estero? A lungo andare è stata una decisione lungimirante, loro si sono allenati fuori dal paese, noi invece siamo stati chiusi in casa tutto il tempo. Non avevamo la certezza di poterci allenare dal 4, ma l’intero paese chiedeva di tornare a uno spiraglio di normalità».

Il portavoce della Lazio ha successivamente parlato anche ai microfoni di Radio Kiss Kiss:

«Spadafora ha fatto di tutto per far capire che era contro la ripresa della Serie A: perché? Se dovessi fare un’ipotesi, direi che il Ministro fa parte della stessa parte politica di chi non voleva le Olimpiadi. Ha una visione dello sport assolutamente negativa. Non credo ai complotti, se c’è l’intenzione di far ripartire il calcio, il Ministro Spadafora lo può tranquillamente far ripartire senza prendersela con gli eventuali complottisti».

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