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Editoriale

Oggi parlare di Daniel è difficile, ma lui vola già alto

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Oggi parlare di Daniel è difficile. Farlo senza cadere nella trappola della retorica quasi impossibile, eppure lui… Vola già alto

Oggi parlare di Daniel è difficile. Guardare le immagini che lo ritraggono sorridente ci rende tutti un po’ più fragili. Leggere i messaggi straziati di chi ha condiviso con lui sudore e sogni, ci ricorda come siamo tutti legati da un unico comun denominatore.

Scrivere della morte di un ragazzo di 19 anni, senza cadere nella trappola della retorica è un’opera da funamboli. Eppure è impossibile non pensare a come il destino sia tornato con puntualità a bussare alle porte della Lazio, per strapparle un’altra giovane promessa. Come se un filo invisibile di dolore legasse le generazioni che passano tra le mura di Formello: tutti sulla stessa linea di galleggiamento, tra speranze inespresse e sogni interrotti. Il ricordo di Mirko Fersini è ancora lucente e, da oggi, non sarà più solo Mirko, ma “Mirko e Daniel”: come una sorta di continuum della sofferenza.

Oggi parlare di Daniel è difficile. C’è chi lo ricorda per la potenza dei suoi calci piazzati, qualcuno lo fa elogiando quel mancino promettente, qualcun altro immaginandolo come una bandiera in mezzo al campo. Romano e laziale, in lui erano riposte le ambizioni di una tifoseria di sognatori. «Non è giusto» è il pensiero più ricorrente. Come se nella morte possa esserci una giustizia in grado, almeno, di alleggerire il peso del vuoto rimasto. La morte non è mai giusta, ma è un monito costante affinchè quel «ci vediamo domani» – che poi non arriva – non rimanga troppo carico di rimpianti.

Oggi parlare di Daniel è difficile, ma la certezza è che il suo sorriso continuerà a vivere nella memoria di chi lo ha vissuto e che sarà tramandato «di padre in figlio» da un popolo che guarda al futuro, onorando costantemente il passato.
Oggi parlare di Daniel è difficile, ma lui vola già alto.