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Editoriale

Champions League gattopardesca: dal PSG alla Juve, è una questione di DNA

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Gli ottavi di finale hanno confermato una regola non scritta della Champions League: senza DNA europeo, la batosta è dietro l’angolo

Il desiderio di cambiamento e di modernità della Champions League ha fatto ancora una volta a cazzotti con i risultati del campo, in qualche modo spesso e volentieri fedeli a loro stessi. Perché quando il gioco si fa duro, gira e rigira si finisce per incontrare sempre gli stessi gagliardetti e le stesse facce.

Indubbiamente il fallimento con la “F” maiuscola di questi ottavi ha una targa ben precisa e ci riconduce dritti dritti in direzione Parigi. Il club più mediatico, lussuoso e forse detestato del Vecchio Continente per l’ennesima stagione si ritrova a leccarsi le ferite. Malgrado l’investimento da un miliardo e mezzo di Euro, malgrado l’ingaggio stellare di Messi, per quanto in evidente declino, e malgrado un tridente senza paragoni nella storia del calcio con Neymar e l’astro Mbappé.

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