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Caso tamponi Lazio, avv. Gentile: «Nessun giocatore positivo in campo»

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Torna a parlare del caso tamponi che ha coinvolto la Lazio l’avvocato Gentile, intervenuto ai microfoni di Radio Incontro Olympia

Si discute ancora del caso tamponi che ha travolto la Lazio in questi ultimi mesi. A parlare è ancora una volta l’avvocato Gian Michele Gentile, legale del club biancoceleste. Intervenuto ai microfoni di Radio Incontro Olympia, ha rilasciato delle dichiarazioni importanti su questa battaglia giudiziaria.

SUL CASO TAMPONI – «Sono uscite le motivazioni della sentenza: il punto determinante che ha provocato la sanzione ai medici e alla Lazio è di carattere giuridico, cioè comprendere qual è la disciplina che regola gli accertamenti dei tamponi. Noi abbiamo sempre sostenuto che fosse compito della sanità pubblica e il tribunale ha detto che questo è vero, ma che il compito è anche della società e del singolo soggetto risultato positivo. Può essere una motivazione di carattere civico ma che non si può trarre dalle norme UEFA e FIGC, secondo le quali la raccolta dei dati relativi al numero di tamponi effettuati e di tamponi positivi riscontrati è un servizio pubblico, svolto tramite una collaborazione diretta tra il laboratorio che li effettua e la ASL, attraverso una piattaforma telematica».

SU CIRO IMMOBILE – «C’è poi un altro aspetto del problema: il tampone non è una diagnosi ma è un esame, come quando si riscontra qualcosa da una radiografia. Poi la radiografia viene portata dall’ortopedico che riscontra se c’è frattura, lussazione o altro. Quando noi abbiamo, nel caso di Immobile, nello stesso giorno un tampone positivo o un tampone negativo, il primo fatto con un sistema rapido dalla Synlab, il secondo dal laboratorio di Avellino. Nei giorni successivi tamponi e sierologico erano negativi e quindi Immobile è andato a giocare. La Lazio ha fatto ciò che doveva fare secondo il protocollo e le norme in vigore. Per l’appello c’è tempo fino a martedì è riteniamo che sia una decisione che va studiata meglio».

SULLE ACCUSE – «Nessun giocatore sospetto positivo è mai entrato in campo, mai. Quindi il rischio di epidemia colposa che qualcuno aveva paventato sono invenzioni che sono state divulgate a nostro avviso volutamente per danneggiare l’immagine della Lazio e credo anche per creare subdolamente un clima di tensione attorno al Tribunale. La Lazio ha reagito sul piano guidiziario sia nei confronti del direttore e sia nei confronti della Gazzetta dello Sport, abbiamo raccolto tutti gli articoli per un’azione di responsabilità per ottenere un risarcimento del danno. Quando questa situazione sarà definita bene, come riteniamo, faremo i conti perché la più grande sostenitrice della “catastrofe” della Lazio è stata la Gazzetta e se avrà sbagliato dovrà pagare».

SU LAZIO TORINO – «Riguardo Lazio-Torino, siamo convinti che la partita non si debba giocare. Più studiamo la situazione più siamo convinti di questo, preparando il ricorso al collegio di garanzia del CONI, ritenendo che ci siano gli estremi per l’assegnazione del 3-0 a tavolino. Dunque al momento quello del recupero è un problema che non ci tocca, perché siamo convinti della nostra tesi».