Bologna-Lazio, il match del Dall’Ara ha solo un volto: Mihajlovic

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Bologna-Lazio è stata una partita emozionate, sul campo con il 2-2 finale, ma soprattutto in panchina

Bologna-Lazio ci ha fatto vedere molte cose. I biancocelesti continuano ad avere le loro amnesie difensive, Correa che sbaglia il rigore, un Bologna caparbio che ha provato fino alla fine a portare a casa i tre punti. Bologna-Lazio però ci ha insegnato qualcosa di più: ci ha insegnato che il calcio è solo uno sport e spesso lo confondiamo con la vita vera, arrabbiandoci, sbraitando, prendendocela con questo o quel giocatore, con la società, con l’allenatore. Bologna-Lazio ci ha insegnato che i tifosi di due squadre avversarie possono stare insieme anche prima di una gara, possono essere solidali per una buona causa.

Bologna-Lazio ci ha insegnato che c’è un uomo che non smette di lottare, che non si nasconde, che fa vedere al mondo la sua sofferenza, davanti a milioni di persone, ma che non può fare a meno di tornare, ogniqualvolta glielo concedono, in quello che è suo posto naturale: il campo.

Nessuno può abbracciare fisicamente Sinisa Mihajlovic, non ha potuto Inzaghi, non hanno potuto i suoi giocatori ai gol segnati. Il Dall’Ara però l’ha fatto, i laziali lo hanno fatto, quando è entrato in campo c’è stato spazio solo per questo: per quell’abbraccio enorme che nessuno gli ha potuto dare fisicamente ma che tutti gli hanno dato con il cuore dagli spalti. Bologna-Lazio ci ha insegnato che come in una partita di calcio anche nella vita non si deve mai mollare e allora Sinisa pensiamo solo a te, alla tua forza, al tuo lottare solo contro tutto in una partita che vale l’intera posta in gioco. Bologna-Lazio manda all’aria tutto, il risultato non conta, contano gli occhi, quegli occhi fermi e determinati di uomo che hanno fatto luccicare quelli di tutti i laziali; conta quella mano sul cuore, conta solo lottare e uscirne vincitori.