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2014

Almeyda: “Fontanini ottimo difensore, lo vorrei nel mio Banfield. Vi racconto quando proposi Lamela alla Lazio…”

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Ai microfoni di Radio IES è intervenuto Matias Almeyda, ex centrocampista biancoceleste e attuale tecnico del Banfield: Fontanini? L’ho chiesto per il mio Banfield, è un centrale forte con grandissima tecnica. Non è velocissimo ma è un ottimo difensore. Ho letto che è stato giudicato grasso ma non è assolutamente vero, è facile essere ingannati perché è molto possente a livello di muscolatura, è come Puyol. Se dovessi consigliare due difensori alla Lazio – prosegue – non avrei dubbi: German Pezzella e Nicolas Tagliafico. Se fossi un club Italiano prenderei subito Funes Mori, è un attaccante fortissimo, il più forte che c’è in Argentina. Tra poco diventerà uno dei migliori al mondo. Qualche anno fa consigliai Lamela alla dirigenza della Lazio, prima che esplodesse e lievitasse il prezzo del suo cartellino”. Poi si parla di un possibile ritorno in Italia: “Adesso sono concentrato sul campionato di Clausura che inizierà tra poco. Sono felice al Banfield, ma aspetto sempre una chiamata dall’Italia. Il mio sogno è quello di tornare alla Lazio. Ho grande rispetto per Pioli che sta facendo un grande lavoro, io lavoro e aspetto. Sono prontissimo per tornare in Italia come allenatore. Sono cambiato molto, il passaggio da calciatore alla panchina non è semplice, adesso mi sento pronto. Ho tanta voglia di venire in Italia, poi se fallirò mi rimandino pure in Argentina. Ma sono sicuro che quando tornerò non fallirò. A me piace il gioco offensivo”. Non può neanche dimenticare la sua avventura alla Lazio: “Domenica non ho potuto vedere la partita perché ero in viaggio. Cosa deve fare la Lazio per tornare a vincere a Milano? Devo tornare io (ride, ndr). Quando giocavo con quella maglia lo facevo da tifoso, davo tutto sul campo sempre ed in ogni partita. La mia Lazio era piena di argentini, andavamo in campo giocando come fratelli pronti a difenderci in ogni circostanza. Magari non uscivamo la sera ma in campo eravamo fratelli. Io in ogni partita venivo ammonito, spesso per difendere i compagni più giovani. Se succedeva qualcosa ad un compagno in campo, noi eravamo subito lì. Mancini, ad esempio, non faceva passare nulla agli arbitri. Io ho avuto la fortuna di giocare con lui, è un vincente. Uno dei più forti calciatori che l’Italia abbia mai avuto. Per noi più giovani era un esempio, un leader induscusso con i suoi comportamenti e con i suoi atteggiamenti. Io non volevo lasciare la Lazio. Avevo rinnovato il contratto da due mesi, poi sono dovuto andar via per consentire l’arrivo di Crespo. La Lazio è sempre stata casa mia, non sarei mai voluto andar via”.