Milinkovic, parla il papà: «La Juve è la squadra ideale per lui, ambirebbe al Pallone d’Oro»

bergonzini
© foto www.imagephotoagency.it

Nikola Milinkovic, papà di Sergej, parla del figlio in una lunga intervista per Tuttosport e ne analizza il futuro in chiave mercato

La Juve lo corteggia, la Lazio resiste. Il futuro di Milinkovic Savic è un’icognita, in pole c’è il Real Madrid ma la Vecchia Signora non lo molla. Dopo la bomba di mercato lanciata da Moggi, anche il papà del talento serbo – Nikola Milinkovic – spinge il ragazzo verso Torino e lo fa in una lunga intervista rilasciata a Tuttosport: «Come lo vedrei alla Juve? Benissimo e gliel’ho pure detto, più volte. La Juve sarebbe la squadra ideale, perfetta per lui. A Torino, in una grande società prestigiosa e plurititolata come quella bianconera che da anni domina la scena, avrebbe la possibilità di crescere e migliorare ancora sino ad arrivare alla piena maturità. Con giocatori di altissimo livello come i vari Dybala, Douglas Costa e compagnia, lui potrebbe vincere lo scudetto, la Coppa Italia e dare un importante contributo per trionfare in Champions League, perché no? La Juve va sempre molto lontano in questa competizione. E se dovesse conquistare la Coppa più prestigiosa, Sergej potrebbe anche ambire al Pallone d’Oro».

REAL MADRID – «Tifoso del Real? Vero, però in Spagna potrebbe andare dopo i 25 anni, quando come ho detto avrà completato la sua maturazione calcistica in Italia. Proprio come ha fatto Zidane…».

TORINO– «Mi piace la città, è più tranquilla, più vivibile e più a misura d’uomo rispetto a Roma. Meno di un milione di abitanti contro oltre 3 milioni. La differenza c’è: si vede e si sente. Trattativa con Lotito? Le compravendite oggi vanno così: è la legge del mercato. Le cifre sono spaventose, basta vedere quanto il PSG ha pagato per il teenager Mbappé. Piuttosto non saprei dire come siano i rapporti tra Lazio e Juve dopo ciò che è successo la scorsa estate con Keita».

ZIDANE – «E’ il fuoriclasse che ha sempre apprezzato di più sin da quando era bambino. E ha avuto anche modo di conoscerlo personalmente, restandone ovviamente stregato. Che giocatore è? Un mix fra Zidane e Ibrahimovic. Una combinazione esplosiva fra la sua straordinaria tecnica e il suo potere fisico. Un dominatore. Non vedo in lui punti deboli. Con i piedi fa ciò che vuole, di testa sfrutta i suoi 191 cm d’altezza, ma soprattutto con la mente non ha rivali perché ragiona con una velocità doppia rispetto agli altri. Lui ha sempre almeno 2-3 opzioni differenti di giocata quando riceve la palla e il suo cervello in una frazione di secondo decide la cosa migliore da fare. La posizione? E’ un numero 10, uno che dovrebbe giocare dietro le punte. E’ un po’ il prototipo del centrocampista moderno, la versione 2.0 come si dice». 

LAZIO – «Lo hanno soprannominato il Sergente? Ma ora è già pronto per diventare ufficiale, capitano, capo... E’ cresciuto, è maturato, è diventato un giocatore tremendo. Da bambino lo chiamavano terremoto, perché quando predeva il pallone era come uno ‘tsunami’ per i malcapitati avversari». 

Articolo precedente
Lazio attenta, pressing dell’Inter su Politano: Eder per sbloccare l’affare
Prossimo articolo
durmisi calciomercato lazioLazio, i primi acquisti in settimana: ecco tutte le ultime di mercato