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Bianchessi racconta: «Servono strategie, non soldi. Ecco il mio programma»

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Mauro Bianchessi, responsabile del settore giovanile della Lazio, ha spiegato il suo modo di lavorare coi ragazzi e non solo. Le sue parole

Il responsbile del settore giovanile della Lazio, Mauro Bianchessi, ha spiegato le sue strategie di lavoro e come gestisce la crescita dei suoi ragazzi. Ecco le sue parole, in una luna intervista per il Corriere dello Sport:

«Il percorso è lungo, come in agricoltura. Bisogna arare, coltivare, bagnare il terreno e solo in seguito si può raccogliere. Ma in Italia la cultura dell’attesa non c’è. Non capisco perché le nostre nazionali giovanili se la giocano con le altre ma poi i ragazzi fanno fatica ad arrivare in Serie A. Abbiamo squadre protagoniste nei loro campionati, dopo i recuperi dei rinvii dovuti al Covid la situazione potrebbe anche migliorare. Svolgiamo un lavoro di semina e di ricerca nel territorio regionale e in parte anche nazionale. Stiamo costruendo un progetto tecnico fisico e mentale. Il nostro budget è di 2,5 milioni di euro, uno dei più bassi. Ma non servono i soldi, i costi si ottimizzano grazie alle strategie».

«L’importante è prendere giocatori con una prospettiva alta. Crespi, ad esempio, giocava nella Roma e poi è stato mandato al Savio. Quando sono andato a vedere Ruggeri ho deciso di prendere entrambi. Cerco ragazzi dai 13 ai 15 anni. Di rado li scelgo più grandi, servono quattro anni di lavoro per incidere su un calciatore. Abbiamo sviluppato un programma dove inseriamo, io e il coordinatore Zazzara, i dati dei giovani calciatori. Non permettiamo a nessuno di sbirciare perché altererebbe il loro giudizio. Poi filmiamo anche le gare e diamo la possibilità a tutti i ragazzi di vederle sul proprio telefono. C’è un lavoro importante dietro».

«La materia prima è importante ma ci vogliono anche degli specialisti. I ragazzi devono imparare a gestire pressioni ed emozioni. Se non vanno bene a scuola, poi, non li faccio proprio allenare. Il presidente mi ha rinnovato il contratto già tre volte (in scadenza nel 2027, ndr). Tra un anno e mezzo avrò finito la mia riorganizzazione».