Lazio, Nanni ricorda: «Lo scudetto fu indimenticabile e quel gol nel derby…»

© foto @LazioNews24

Lazio, l’ex giocatore biancoceleste Franco Nanni ha ricordato la vittoria del primo scudetto il 12 maggio del 1974

Giornata speciale per tutti i tifosi biancocelesti. Oggi infatti ben 46 anni fa la Lazio di Maestrelli vinceva il suo primo scudetto. Franco Nanni, ai microfoni de il Corriere della Sera, ha ripercorso quella cavalcata vincente.

«Iniziai a non dormire già a tre giorni dalla partita. Avevo la tremarella, sentivo la grande responsabilità verso i tifosi. Ce n’erano ottantamila allo stadio. Come toccai la prima palla, però, fu tutto più semplice. Anche se forse lo scudetto lo avremmo meritato di più l’anno precedente. Al fischio finale dovemmo scappare negli spogliatoi, perché ci fu invasione di campo. Tutti, tranne Pulici, giocammo gli ultimi minuti nella zona del tunnel, perché sapevamo che i tifosi ci avrebbero assaliti. Rimasi con le mutande e una scarpa, e tra l’altro mi è stato detto che tempo fa il possessore dell’altra si è fatto vivo. Mi piacerebbe rintracciarlo».

CHINAGLIA – «Giorgio era un trascinatore, uno che aveva una forza bruta e ci spronava. Se poco poco mollavi, ti dava un’occhiata e ti fulminava. Forse un po’ troppo individualista, ma fa parte del dna dell’attaccante».

COMPAGNI – «Il nostro segreto era permalosità, un po’ voluta e un po’ casuale. Si erano formati due gruppi, che non erano due clan: i difensori e gli attaccanti. Le prime partitelle stagionali erano di collaudo, poi dopo diventarono come un Mondiale. Aspettavamo la partita a metà campo per riempirci di botte. La guerra la facevamo durante gli allenamenti, la domenica era una passeggiata. E Maestrelli con poche parole ci univa».

MAESTRELLI – «Il suo merito fu quello di aver tenuto unito un gruppo del genere. Sempre equilibrato, mai offensivo o fuori dai limiti di tolleranza. Con un tono pacato ti rabboniva subito, ti faceva capire dove sbagliavi. Eppure alcuni giocatori era tosta tenerli a freno».

RIMPIANTI – «Due. Quello di non aver giocato la Coppa dei Campioni per la squalifica dopo la rissa contro l’Ipswich, e il non essere mai riuscito a vestire la maglia della Nazionale. Per un paio d’anni ci ho sperato, forse lo meritavo».

GOL – «Novembre 1972, vincemmo il derby 1-0. Fu un gol bellissimo, una botta all’incrocio dei pali. La Roma, la settimana precedente, aveva pareggiato a Cagliari con un po’ di fortuna. Dissi: “ammazza che c…, ora ci penso io”, e così feci. Il pallone di quella partita l’ho regalato allo zio di mia moglie, che purtroppo non è più con noi».

«Gli anni passano, ma è sempre bello ritrovarci. Purtroppo, col tempo, alcuni non ci sono più, e fa effetto rivedermi nelle foto con Pulici, Frustalupi, Re Cecconi, Chinaglia. E visto il mio carattere timido, mi emoziono anche quando c’è qualche tifoso che mi ferma per strada o al mercato: a Roma giro spesso in moto, un giorno mi riconobbero sotto il casco. “Ma tu sei Nanni?”. Quasi non so cosa rispondere»

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