Francesca Manzini: «Il 26 maggio la vittoria più attesa»

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Francesca Manzini, figlia di Maurizio, racconta la sua lazialità tramite il padre, e qualche aneddoto sul 26 maggio

Difficile non diventare laziali quando si ha un padre che da 47 anni ha a che fare con il mondo biancoceleste. Una storia, quella di Francesca Manzini, che – rilasciata a Il Posticipo – racconta un pò di ognuno di noi, da com’è nata questa passione per i colori del cielo:  «L’amore per la Lazio si intreccia con quello per mio padre. In realtà, amo i biancocelesti in quanto prolungamento fisico di papà. Possiamo dire, come suggerisce il mio compagno Cristiano, che sia nata in…Culla Nord. Amo mio padre e, come continuum, la Lazio. Ci scherzo su: il nostro rapporto è come il 26 maggio». La speaker radiofonica continua sul 26 maggio: «Sicuramente la vittoria più attesa, sofferta, sperata della storia della Lazio. Un pò come il pieno sbocciare del nostro rapporto. Papà è molto anni ’40. Da piccola ne avvertivo un po’ l’assenza ma lui si giustificava dicendo che non mi mancava nulla. Io, invece, sentivo il bisogno di lui. E quasi mi infastidiva, l’aquila di cui mi parlava, perchè lo portava via da me. Il nostro rapporto è stata una partita lunga e difficile come quella finale di Coppa Italia».

L’amore per la Lazio – «La mia sfida più grande, da ragazza, è stata farmi amare da mio padre quanto lui amava la Lazio. In realtà mi ha sempre voluto bene, e io ho capito che i biancocelesti avrebbero fatto sempre parte di noi. Seguire la Lazio mi ha aiutato a capirlo, conoscerlo. Il mio più grande successo è aver instaurato con lui un rapporto di amicizia, prima che di sangue. Ci stimiamo come persone, al di là del rapporto padre – figlia. E questo mi ha permesso di dargli un piccolo dispiacere. Cristiano somiglia a Totti ed è milanista, ed ho recitato con Verdone che è della Roma. Spero che al prossimo pranzo non mi cacci di casa».

Piccolo aneddoto – «Risale, ancora una volta, al 26 maggio. Festa post vittoria. Floccari e Marchetti mi si avvicinano con una bottiglia di liquore. Io, che fatico anche con l’acqua gassata, declino l’invito. Ma c’era anche papà e non potevo esimermi. Provo a bere e questa enorme bottiglia mi scheggia un incisivo. Non che avessi tutta questa bella dentatura, però, sai com’è. Ho provato ad andare dall’odontoiatra ma non c’è stato verso. Mi era stato quasi imposto che quella scheggiatura fosse quasi una medaglia. Un segno distintivo. Un ricordo indelebile della vittoria. L’ho riparato solo qualche mese fa».

La Lazio attuale – «Chi imiterei? Dico Simone Inzaghi. E non solo per la sua simpatia. A volte, e accade spesso, quando chiamo papà mi risponde e mi chiede di imitarlo. Guarda, non ci capisco molto di calcio, ma penso di saper interpretare le persone. E Simone è stata una rivelazione. In tutti i sensi. Un ragazzo umile, straordinario. Sono rimasta colpita, anzi, allibita dalle sue qualità umane prima che tecniche. Ha un viso pulito e grande personalità. Trasmette disciplina e serietà. E la squadra, per impegno, amore e dedizione, rispecchia l’allenatore».