Baronio: «Lotito mi ha mentito, non ci ho parlato per 6 mesi. Mia madre ha l'Alzheimer, vorrei ricordasse che...» - Lazio News 24
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Baronio: «Lotito mi ha mentito, non ci ho parlato per 6 mesi. Mia madre ha l’Alzheimer, vorrei ricordasse che…»

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Roberto Baronio, ex giocatore della Lazio, ha rilasciato una toccante intervista tra ricordi biancocelesti e la malattia della madre: le sue parole

Roberto Baronio ha concesso una lunga intervista per l’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport. L’ex giocatore della Lazio ha ricordato gli anni nella Capitale e il rapporto con CR7 e ha parlato a cuore aperto della malattia della madre (Alzheimer n.d.r.). Le sue parole:

ARRIVO ALLA LAZIO – «Mia madre è stata tutto. Nell’estate 1996, prima di andare alla Lazio, piansi. Non volevo lasciarla. Ci ho messo tre giorni a firmare, anche se parliamo di un contratto da mezzo miliardo.ABrescia guadagnavo sei milioni. All’epoca mi volevano Juve e Inter, ma seppi della Lazio solo a cose fatte. Il giorno in cui partii avevo quattro borsoni. Non sapevo cosa stessi facendo. Vorrei tanto che se lo ricordasse».

ALZHEIMER DELLA MADRE – «Quando la sento le dico di ricordarsi che le voglio bene. “Sono Roby, tuo figlio”, le faccionotare. Lei risponde di sì e sorride. Non so se sappia davvero con chi parli. Cosa vorrebbe che si ricordasse? Che ho realizzato i nostri sogni».

ZEMAN – «Penso agli allenamenti di Zeman, vomitavo una sera sì e una no dopo aver corso i tremilametri. Poi si mangiava poco: verdure, zuppe, minestroni…».

ESPERIENZA ALLA LAZIO – «Volevo giocare, chiedevo di andare in prestito, troppa concorrenza. Giocai solo nel 2009-10, dove vinsi la Supercoppa da titolare con Ledesma fuori
rosa. A gennaio avevo chiuso col Bologna, ma Lotito giurò che mi avrebbe fatto due anni di contratto. Tutto falso. Per sei mesi non riuscii a parlarci»
.

JUVENTUS E CRISTIANO RONALDO – «Iniziammo con l’U23, ci ritrovammo in A. Due titoli e la qualificazione in Champions all’ultima giornata non sono bastati per restare. Avrei continuato. CR7? l primo mese mi diceva solo “ciao”, poi, un pomeriggio, calciai qualche punizione dopo Pirlo. Tutte all’incrocio. Lui era a bordocampo con Nedved, gli chiese se avessi giocato. Quando gli dissi che avevo condiviso lo spogliatoio con Couto e Conceicao lui si illuminò. Da quel giorno iniziò a chiamarmi per i cross. Voleva il pallone all’altezza del dischetto per colpirla di testa. Sudavo freddo».

ORA CON PIRLO IN PANCHINA NEGLI EMIRATI – «Siamo secondi a -1. Dopo la batosta avuta alla Samp, con l’esonero dopo tre giornate a pochi mesi dai playoff raggiunti senza poter fare mercato, avevamo bisogno di una nuova avventura».

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