Amarcord Lazio, Veron disegna la punizione perfetta e riapre la corsa Scudetto – VIDEO

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Era il 25 marzo del 2000, la Lazio batteva la Roma grazie alle reti di Nedved e Veron in un derby «bello e durissimo» che riapriva le speranze scudetto

Tre minuti per riportare la Lazio ai piedi del sogno. Tre minuti per tingere la Capitale di biancoceleste. Tre minuti per ribaltare il risultato. Era Lazio-Roma. Era il 25 marzo del 2000. La Juve falliva la volata inciampando a San Siro, i tifosi capitolini si affidavano alla caparbietà di Nedved ed alle geometrie perfettamente disegnate dai piedi di Veron. 18 anni fa, un ricordo che oggi addolcisce un po’ la sosta di campionato e scaccia appena il pensiero della crisi della squadra d’Inzaghi. Quello stesso Inzaghi che guidava il 4-5-1 per eliminare le scorie dopo lo stop di Verona e riportare i compagni a guardare lo Scudetto come una meta possibile, nonostante le nove lunghezze di distacco lasciate dalla Vecchia Signora.

«Derby bello e durissimo» lo definì La Gazzetta dello Sport all’indomani. Un testa a testa continuo, aperto dopo soli tre minuti dalla zampata acrobatica di Montella che affossava l’animo degli aquilotti insieme alla combinazione Totti-Del Vecchio. Poi dieci minuti di black out e una partita aspra come solo la stracittadina poteva essere. Almeno fino al quarto d’ora d’orologio, con Nedved e Veron che prendevano per mano la squadra per imprimere ritmi di gioco ben più incalzanti ed un Lupatelli che nulla poteva davanti all’ostinata volontà dei due centrocampisti. Intensità e cuore, impegno e gambe spingevano la furia ceca tra le fila giallorosse per imbeccare la rete del pareggio. Era il 25′ e per gioire ancora il pubblico di casa avrebbe dovuto aspettare solo tre minuti: giusto il tempo per la Brujita di rimediare una punizione al limite dell’area; posizionare la palla; far sistemare l’inutile folta barriera e rimanere senza fiato. Perchè il pubblico di casa di certo non avrebbe mai immaginato che quel calcio piazzato avrebbe regalato alla Lazio il derby dello Scudetto e che quella parabola pennellata, che terminava perfettamente all’incrocio dei pali, l’avrebbe ricordata con la nostalgia delle cose belle e impossibili, ancora 18 anni dopo. E che la Juventus – che non era più a meno 9 – negli occhi iniziava ad avere la paura di chi aveva molto da perdere, ma questa è un’altra storia e il finale… lo conosciamo già.

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