Lazio, caso presunta tentata estorsione a Lotito: la Procura si muove
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Lazio, caso presunta tentata estorsione a Lotito: la Procura si muove

Lazio, nuovo capitolo giudiziario nella vicenda che coinvolge alcuni ex esponenti degli Irriducibili: la Procura Generale di Roma contesta le motivazioni della sentenza d’appello e chiede un nuovo pronunciamento

Torna al centro dell’attenzione giudiziaria la vicenda relativa alla cosiddetta scalata alla Lazio. La Procura Generale presso la Corte d’Appello di Roma ha deciso di rivolgersi alla Corte di Cassazione, impugnando la sentenza con la quale, lo scorso maggio, erano stati assolti tutti gli imputati dall’accusa di tentata estorsione. La decisione apre un ulteriore passaggio processuale in una vicenda che si trascina da molti anni e che ha coinvolto anche alcuni appartenenti agli Irriducibili, storico gruppo del tifo organizzato biancoceleste. Come riferito dal Corriere dello Sport, al centro del ricorso ci sarebbero soprattutto le argomentazioni utilizzate dai giudici di secondo grado per ribaltare le precedenti condanne.

Lazio, perché la Procura ha deciso di rivolgersi alla Cassazione

La vicenda giudiziaria legata alla scalata alla Lazio non può ancora considerarsi definitivamente conclusa. La Procura Generale romana ha infatti presentato un ricorso attraverso il quale chiede alla Cassazione di annullare la pronuncia assolutoria emessa nel maggio scorso.

Il procedimento riguarda l’ipotesi di tentata estorsione, contestazione dalla quale gli imputati erano stati assolti in appello con la formula «perché il fatto non sussiste». L’iniziativa della Procura non rappresenta una nuova condanna, ma una richiesta di verifica della legittimità della decisione adottata dai giudici del secondo grado.

Sarà quindi la Suprema Corte a valutare le questioni sollevate nel ricorso, con particolare riferimento alla tenuta giuridica delle motivazioni della sentenza impugnata.

Dalle condanne del 2015 alle assoluzioni: i nomi coinvolti

Il percorso processuale ha attraversato fasi differenti, arrivando a conclusioni opposte tra il primo e il secondo grado di giudizio.

Nel gennaio 2015, il Tribunale aveva pronunciato condanne comprese tra due anni e due mesi e quattro anni e due mesi di reclusione. Successivamente, la sentenza d’appello del maggio scorso ha modificato radicalmente l’esito del procedimento, disponendo l’assoluzione degli imputati dall’accusa di tentata estorsione.

Tra le persone coinvolte figurano Yuri Alviti, Fabrizio Toffolo, Paolo Arcivieri, Guidocarlo Di Cosimo, Giuseppe Bellantonio e Fabrizio Di Marziantonio. Per Guidocarlo Di Cosimo, inoltre, era stato dichiarato il non doversi procedere relativamente a uno dei capi d’accusa, in conseguenza dell’intervenuta prescrizione.

Il nuovo ricorso si inserisce dunque in una vicenda nella quale le valutazioni giudiziarie hanno già subito cambiamenti significativi nel corso degli anni. È importante distinguere le posizioni processuali dalle responsabilità penali: allo stato degli elementi riportati, resta la pronuncia assolutoria d’appello, ora oggetto di impugnazione.

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Le contestazioni della Procura sulle motivazioni dell’assoluzione

Uno degli aspetti centrali del ricorso riguarda il modo in cui la Corte d’Appello avrebbe esaminato il materiale probatorio e le posizioni individuali degli imputati.

Secondo la prospettazione della Procura Generale, la sentenza non avrebbe approfondito adeguatamente il ruolo attribuito ai singoli appartenenti agli Irriducibili, né avrebbe chiarito in maniera sufficiente le ragioni per cui determinati elementi raccolti durante il procedimento non sarebbero stati ritenuti rilevanti. La contestazione investe anche il rapporto tra la decisione assolutoria e la precedente pronuncia di condanna.

Per la Procura, infatti, il ribaltamento del giudizio di primo grado avrebbe richiesto un confronto più approfondito con le argomentazioni sulle quali si era basata la decisione del Tribunale. Si tratta, naturalmente, delle censure formulate dall’accusa nel ricorso, e non di irregolarità già accertate dalla Cassazione.

Spetterà ai giudici di legittimità stabilire se le motivazioni della sentenza d’appello rispettino i requisiti previsti dall’ordinamento.

Lazio, ecco cosa può accadere dopo il ricorso in Cassazione

Il prossimo passaggio sarà rappresentato dall’esame del ricorso da parte della Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sulle questioni giuridiche sottoposte dalla Procura Generale.

La Suprema Corte non è chiamata a celebrare automaticamente un nuovo processo sui fatti, ma a verificare, nei limiti previsti dalla legge, la correttezza giuridica della decisione impugnata. Gli scenari possibili comprendono il rigetto del ricorso oppure l’annullamento della sentenza, eventualmente con rinvio a un’altra sezione della Corte d’Appello per un nuovo giudizio.

L’eventuale accoglimento delle contestazioni della Procura, quindi, non comporterebbe di per sé una dichiarazione di colpevolezza degli imputati. Per conoscere gli sviluppi della vicenda bisognerà attendere le determinazioni della Cassazione.

Intanto, il ricorso della Procura Generale riporta l’attenzione su un procedimento legato alla storia del club biancoceleste e del suo tifo organizzato, che continua ad avere risvolti giudiziari a distanza di molti anni dai fatti contestati.

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