Hanno Detto
Ballotta: «Dissi di si alla Lazio perché mi voleva Zoff. Record? Dovevo fare da chioccia a Muslera, ma…»

Marco Ballotta, ex portiere della Lazio, ha raccontato un retroscena sul momento del suo arrivo nella capitale e non solo: le sue parole
Marco Ballotta ha concesso una lunga e interessante intervista per l’edizione odierna del quotidiano La Gazzetta dello Sport. L’ex portiere dei biancocelesti ha parlato del record stabilito alla Lazio, Simone Inzaghi, Fernando Muslera e tanto altro ancora. Le sue parole:
BASKET E CALCIO – «Accanto al campo da pallacanestro c’era quello di calcio, appena finito ci spostavamo lì. Ha presente quel giochino in cui i portieri si alternano e gli altri stanno in area per fare gol? Ecco, c’era il “personaggio” del paese che si faceva delle grandi azioni da solo sulla fascia e la metteva in mezzo, e noi tutti a cercare di segnare. A fine giornata ci giocavamo un ghiacciolo così. E io di gol ne facevo, così mi decisi a scegliere il calcio».
RUOLI – «Li ho fatti tutti, i ruoli: difensore, terzino, centravanti… A un certo punto purtroppo un incidente stradale ci tolse il portiere titolare e mi chiesero se me la sentissi, e così ho cominciato. Il Bologna mandò un osservatore a vedermi ma quel giorno eravamo 11 contati, così mi rimisero in attacco e feci anche gol, un partitone. Quello giustamente non ci capì niente: “Oh, ma l’11 è Ballotta? Non faceva il portiere?”».
PIONIERE COI PIEDI – «Io e Taffarel eravamo i pionieri, a Parma quando facevamo le partitelle con le porticine facevamo la nostra bella figura. Ho imparato da lui a rilanciare subito il pallone, una cosa molto brasiliana».
LA LAZIO – «Dissi di sì quando seppi che mi aveva voluto Zoff, all’epoca presidente. E fui ancora più contento quando andai a firmare: non avevo il procuratore, mi chiese quanto volevo e risposi: “Faccia lei”. Una cifra in mente ce l’avevo, ma quella che scrisse lui era ben più alta, mi aveva messo alla pari con gli altri. Era una Lazio piena di grandi uomini prima che di grandi calciatori, anche se, dico la verità, per il potenziale che aveva qualcosa in più poteva vincere. C’era Simone Inzaghi che a biliardo “rubava” sempre, una roba allucinante. Ne aveva ogni volta una, gira che ti rigira vinceva lui».
IL RECORD A 44 ANNI – «Il segreto era la mia serenità, non avevo niente da perdere né da dimostrare. Dovevo essere la chioccia di Muslera, appena arrivato dall’Uruguay con una faccina da bambino, aveva talento ma non era pronto, finii per giocare io. Un sacco di partite le feci da infortunato. L’ecografia disse che avevo uno stiramento, ma Delio Rossi era categorico: “Non me ne frega niente, tu giochi, al massimo se non ce la fai chiedi il cambio”. Ma sono un testone, fasciato e strafasciato il cambio non l’ho mai chiesto».
PAURA CHE GLI PRENDESSERO IL RECORD – «Paura no, ma mi sarebbe dispiaciuto. L’unico che avrebbe potuto prendermelo era Buffon, ma ha scelto col cuore di venire al Parma in B…».
OGGI – «L’allenatore dei portieri al Terra di Castelli, Eccellenza. Non sono uno che sta dietro a una scrivania».
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