
Fanno discutere le dichiarazioni rilasciate da Claudio Lotito, contestato presidente della Lazio. Il racconto ai magistrati sulle minacce ricevute in passato
Le tensioni tra Claudio Lotito e una parte della tifoseria della Lazio tornano al centro dell’attenzione. Il presidente biancoceleste ha raccontato ai magistrati alcuni episodi del passato, manifestando preoccupazione per il clima che si sarebbe nuovamente creato attorno alla società. Come riportato da Repubblica, il patron ha inoltre sollevato interrogativi su possibili interferenze politiche nelle vicende che riguardano il club capitolino.
Il rapporto tra Claudio Lotito e alcune frange del tifo organizzato della Lazio continua a rappresentare un tema delicato. il presidente biancoceleste, ascoltato nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Roma, ha ripercorso alcuni momenti particolarmente difficili della sua esperienza alla guida della società.
Davanti agli inquirenti, Lotito ha ricordato di aver temuto per la propria sicurezza personale, arrivando a prendere precauzioni straordinarie. «Per parecchio tempo sono andato in giro armato con due pistole, una avanti e una dietro, un’automatica e una Smith & Wesson. Una volta una è stata pure utile, mi ha salvato. Vi sono pezzi della politica che remano contro di me».
I sospetti sulle interferenze politiche e l’inchiesta sulla società
Le dichiarazioni del patron si inseriscono nell’inchiesta della Procura di Roma riguardante presunte manovre finalizzate a favorire un cambio di proprietà della Lazio. ta gli indagati figurano Luigi Bisignani, Mauro Masi e Francesco Maiolini, questi ultimi legati ai vertici della Banca del Fucino. Il giudice per le indagini preliminari non avrebbe tuttavia autorizzato le intercettazioni richieste nei loro confronti.
Interrogato sui presunti avversari politici, Lotito non avrebbe indicato direttamente alcun nome, invitando però gli investigatori a esaminare determinati elementi. «Basta vedere chi commissiona gli articoli al direttore Capezzone sul Tempo. Potete prendere visione anche dei resoconti in Commissione antimafia». Il riferimento è all’audizione del 5 marzo davanti alla Commissione antimafia, durante la quale il presidente aveva ricostruito anche alcuni episodi legati alle tensioni con settori della tifoseria.
Lotito e il ricordo dell’episodio a Montesacro
Tra gli avvenimenti ricordati dal numero uno biancoceleste figura quello verificatosi durante l’inaugurazione di un negozio a Montesacro, quando sarebbe stato necessario l’intervento del Reparto Celere per consentirgli di lasciare il luogo.
Un episodio che Lotito ha richiamato per spiegare le proprie preoccupazioni rispetto alla situazione attuale. «Adesso si è ricreata la stessa situazione, e vi dico perché. Io non ho mai ricevuto offerte, ma una cosa è certa: ho dovuto fare delle denunce, delle segnalazioni alla Consob, dicendo che non ho mai ricevuto offerte».
Successivamente, il patron ha utilizzato un’espressione particolarmente colorita per descrivere la situazione: «Questi pensavano di prendere la vacca per le zinne e hanno preso il toro per le palle. Io ricevo 5mila telefonate al giorno di minacce. Non sto scherzando».
Nel corso dell’audizione è emerso anche un riferimento a Urbano Cairo, che gli avrebbe chiesto per quale motivo continuasse a esporsi nonostante le difficoltà. La risposta del presidente biancoceleste è stata netta, accompagnata da un’ulteriore considerazione sulle aspettative dei sostenitori. «Nella vita io sono un combattente, mai reduce. Sono contro i soprusi. I sogni dei tifosi? Prendetevi un ipnotico, se dovete sognare».
Parole destinate a far discutere in un momento già caratterizzato da forti contrasti tra la presidenza e parte dell’ambiente laziale. Le dichiarazioni riportate rappresentano la versione fornita da Lotito agli inquirenti e non costituiscono, da sole, un accertamento delle presunte responsabilità politiche o delle manovre societarie descritte.
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