Tare a ruota libera: «Da Sarri a Lotito, vi dico tutto. E ho tre rimpianti di mercato»
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Tare a ruota libera: «Da Sarri a Lotito, vi dico tutto. E ho tre rimpianti di mercato»

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Igli Tare, ex direttore sportivo della Lazio, è tornare a parlare a circa 6 mesi dall’addio al club biancoceleste

Igli Tare, ex DS della Lazio, è stato intervistato da Cronache di spogliatoio. Le sue dichiarazioni

SUPERLEGA – «Penso che avrà un seguito. Ma è da vedere se può danneggiare veramente il calcio. È difficile essere favorevoli o meno. I fondatori di questo progetto sono società blasonate indebitate. Bisogna capire quale sarà il percorso. Il calcio di oggi è un’altra cosa. Sarà difficile vedere campionati su campionati. È troppo presto ora per avere un’idea chiara. In questo momento l’Uefa è molto decisa e rigida».

LAZIO – «Io ora ho un sentimento bello per la mia storia alla Lazio. Seguo con interesse i risultati e spero che loro mantengano il livello raggiunto negli ultimi anni».

MILINKOVIC-SAVIC – «Lui in Arabia? Penso che sta dimostrando di essere un fuoriclasse. Fa la differenza in qualsiasi squadra e paese. In passato ci sono stati contatti con tutte le big del campionato per un suo possibile trasferimento in Italia. Ma il prezzo faceva la differenza, e cambia sempre. La valutazione era vicino ai 100, li valeva a pieno. Quando è arrivata l’offerta, Lotito ha fatto una scelta d’amore per la squadra e nei confronti delle ambizioni della società».

VITA DA DIRETTORE SPORTIVO – «Io penso che è utile per riprendersi a livello di energie e di forze mentali. Anche per studiare altri paesi ed essere a pari livello con tutti. Mi è stato molto utile anche viaggiare e vedere cose dverse. Ho visto le organizzazioni della Premier e della Bundesliga. Tre settimane fa sono andato a Bayer Leverkusen e Borussia Dortmund. Sono stato con la dirigenza del Bayer a chiacchierare e ci siamo scambiati un po’ di idee».

ALLENATORI DEL FUTURO – «Oltre a Thiago Motta, c’è De Zerbi che ora è maturo per fare un salto di qualità in qualche big. Lo chiamerei nella mia prossima squadra, perché no».

LOTITO – «Ho imparato tanto da lui, è una persona molto intelligente che sa fare anche calcio, anche se a volte a modo suo. È stata una grande guida. Io ho fatto 15 anni di amore e odio. Siamo stati veramente molto bene insieme. Lui sapeva quali erano i miei punti di forza, io sapevo che era sopra di me. Lui era a conoscenza che poteva dire certe cose fino a un certo punto. Così siamo andati avanti. Io ho pensato di restare per tutta la vita, anche i miei figli sono laziali. Però in questo mondo si cambia in modo molto veloce. Avevo però anche la voglia di vedere il mondo fuori, e lavorare lontano dalla Lazio».

SIMONE INZAGHI – «Lui era un predestinato. Gli avevamo fatto fare un percorso. Ha vinto lo Scudetto due volte, una volta con la Lazio pre Covid. Eravamo i favoriti, fuori dall’Europa, con Juventus e Inter che giocavano la Champions. Avevamo anche un grande gap a livello di punti. E poi quello perso per il famoso gol subito a Bologna per l’errore di Radu con l’Inter. Inzaghi è molto umile e semplice. Dietro questo suo lavoro c’è anche tanta sofferenza negli anni. Ha ancora tanto da percorrere nella sua carriera. Può fare tante cose importanti. Penso sia uno dei più vincenti. Era molto curioso su tutto, pazzo in modo sano. Lui in stanza stava sempre con Pandev, io con Kolarov».

RIMPIANTI DI MERCATO – «Avevo preso Cavani alla Lazio. All’ultimo Zamparini non me l’ha voluto dare. Era un prestito con obbligo di riscatto. E prima che andasse a Palermo avevo preso anche Pastore. Era ancora all’Huracan, abbiamo sbagliato intermediario. Avevamo informazioni sbagliate, feci anche un’offerta. Kim è un altro rimpianto. Quando era a Shanghai, avevamo fatto un’offerta, prima che andasse al Fenerbahce».

PIOLI – «Lo stimo tanto, ho lavorato con lui. Il Milan deve essere sempre competitivo. Sono ancora in corsa, possono riprendersi e fare bene. Per me è stata una bella soddisfazione vedere il suo percorso e quello di Inzaghi. Soprattutto l’anno scorso in semifinale di Champions League. Ho scritto a tutti e due, è rimasto un bel legame e li stimo tanto. L’allenatore si sostiene sempre, anche quando è in difficoltà».

DELUSO DA QUALCHE CALCIATORE – «Non c’è nessuno. Io ho fatto il calciatore, so come funzionano certe cose. Ci sono giocatori che si ambientano o meno, allenatori che vedono qualcuno o meno. Anche noi addetti ai lavori sbagliamo. Non ho rimpianti. Tutti puntano il dito contro Muriqi, ma io ero consapevole che il suo problema era l’ambientamento e la mentalità. Poi ha dimostrato nel campionato spagnolo di essere uno dei tre/quattro centravanti più forti. È importante il tempo che serve per inserirli. Felipe Anderson per esempio, o Luis Alberto erano giocatori che non potevano giocare nemmeno in Serie C al primo anno. Poi li vedevi in allenamento ed erano dei fuoriclasse. Uno deve essere bravo ad aspettarli».

KAMADA – «Per me non gioca nel suo ruolo in cui ha fatto bene a Francoforte. Qui a Roma fa la mezzala, e ha compiti diversi. È una scelta che deve fare la società e l’allenatore di dare il tempo di ambientamento. Se poi non è possibile, le strade si dividono».

PARTITA PIU’ BELLA – «Il 26 maggio è fuori classifica. Noi abbiamo fatto la scelta vincente di allontanarci da Roma. Non sentivamo la pressione. Il giorno prima che siamo rientrati, abbiamo capito che era la partita della storia. Si doveva solo vincere. È una partita che non ha prezzo. Nuovo derby ai quarti quest’anno? Il 26 maggio rimane unico».

STAGIONE 2019-2020 – «Scudetto? Sono sicuro che avremmo almeno lottato fino all’ultimo senza Covid. Eravamo ingiocabili, si era creata questa empatia tra tifoseria e squadra che si percepiva. Venivamo da 22 risultati utili consecutivi, con 14 vittorie di fila. Eravamo in grande forma, un po’ come il Napoli l’anno scorso. Poi dopo il Covid purtroppo ci ha dato un segnale da lassù. La sconfitta a Bergamo e gli infortuni ci hanno condizionato. Ricordo anche la vittoria in Supercoppa a Riyad, bellissima».

IMMOBILE – «Per gli altri segnare 7/8 gol in campionato è tanto, per lui è poco. Non peso che vada criticato, credo che debba essere capito. Immobile rimane sempre Immobile, quando è in forma è un giocatore che fa la differenza ancora. Non posso giudicare il feeling con Sarri. Credo che Immobile può dare ancora tanto. Negli ultimi due anni ha fatto tanti gol».

SARRI – «Non ho avuto problemi con lui. Ognuno ha un suo modo di vedere la vita. Abbiamo cercato di andare d’accordo. Tutti diamo il contributo per il meglio della società. L’anno scorso, se io mi trovo dopo 6 mesi al secondo/terzo posto, non posso dire che non è l’obiettivo principale lottare per la Champions. Non volevo andare contro Sarri, era una cosa normale. Le cose vanno viste nella maniera più positiva, che negativa. Se la squadra ha le capacità per arrivare a certi obiettivi, voglio rimanerci fino in fondo».

CANDREVA – «Uno dei nostri pupilli, ha dato tanto nel suo percorso con noi alla Lazio».

ESONERO SIMONE INZAGHI – «La Lazio è una società che lascia lavorare. Inzaghi addio e dentro Gattuso? No, non penso. Non sarebbe successo, perché il legame tra Inzaghi e la Lazio era troppo importante. Non credo che l’avremmo esonerato».

INZAGHI ALL’INTER – «Ero felicissimo per lui. Era il coronamento della sua carriera. Nella Lazio era una questione di cicli, sarebbe stato difficile proseguire insieme. La sua scelta era comprensibile. Era indeciso, perché lui era molto legato alla Lazio. Lui però non cambierà mai il suo amore per la Lazio».

DE VRIJ – «Non sono stato deluso da lui. Non mi è piaciuto il comportamento degli agenti. Serviva chiarezza per tutto il percorso. Ma fa parte del nostro mestiere, sono cose che succedono. Lui era giusto schierarlo contro l’Inter (nel maggio 2018, gol di Vecino, ndr.), è sempre un professionista. È cresciuto tanto con la Lazio. Sarebbe stato anche il coronamento del suo percorso. È stato sfortunato che è stato decisivo sul rigore su Icardi, però ha sofferto la pressione emotiva. Poco prima era uscita la notizia della sua firma con l’Inter. Quando succedono queste cose ti viene da pensare male, ma conoscendo il professionista, non credo».

INFORTUNI – «La Lazio come il Milan quest’anno, tre/quattro anni fa abbiamo avuto circa 27 infortuni. E non si capiva come era possibile. Controllando il lavoro fatto non ci capacitavamo perché succedeva questa cosa».

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