
Gianluigi Buffon, ex portiere della Juventus, ha dipinto un quadro inedito del tecnico biancoceleste in una lunghissima intervista a “La Gazzetta dello Sport”
In una lunghissima intervista a La Gazzetta dello Sport, l’ex portiere bianconero Gianluigi Buffon ha dipinto un ritratto inedito di Gennaro Gattuso, oggi alla guida della Lazio che ha trasformato letteralmente e i risultati parlano per lui. Vi riportiamo di seguito alcuni estratti delle sue dichiarazioni:
LAZIO RINVIGORITA – «La Lazio è una squadra rinvigorita. Si vede che dal suo arrivo è successo qualcosa, lui e il suo staff hanno trovato le parole giuste, la chiave. La Lazio ora ci crede: al di là di vincere o perdere sa che è una squadra, che ha coraggio, agonismo, idee, collaborazione. E si diverte. Merita complimenti, non crede?».
SCUDETTO – «Ad agosto la Lazio era tra nono e undicesimo posto: Milan, Inter, Juve, Roma, Como, Fiorentina, Napoli e Atalanta partono davanti. Se arriva tra le prime sette è un gran risultato, tra le prime sei grandissimo, in Champions sarebbe qualcosa di assoluto».
FRASE GATTUSO “IO NON MI SAREI SCHIERATO” – «Deve smettere di dirlo! Dà un’idea sbagliata ai ragazzi che cominciano. Se faccio una squadra, un Gattuso lo vorrei sempre. In una squadra è necessario. La sua dote era l’umiltà: con quella è diventato un grande giocatore. Scarpe grosse e cervello fino, da contadino. Era il compagno di classe non geniale ma che impegnandosi a mille aveva ottimi voti. Studia perché è orgoglioso e, se fa una cosa, non vuole essere uno dei tanti. Non ci sono solo i tunnel. Quelli li vedono tutti. Ma in una squadra ci sono giocatori che, fuori dal campo, danno qualcosa che vale come
un tunnel. Chi è fuori certe cose non le può vedere, dovete fidarvi».
PARAGONE LIPPI – «In Rino rivedo Lippi nella gestione del gruppo e nel fare esprimere vitalità a ogni giocatore. Lo sapete tutti che i giocatori si sarebbero buttati nel fuoco per lui come per Marcello. Ora non penseremo mica che un allenatore di A non sia bravo o non sappia di tattica: sono tutti bravi ,competenti. La differenza è il rapporto con la squadra e come trasmettono le conoscenze. Poi c’è la genialità di chi in partita vede cose in anticipo e cambia giocatori e sistemi, cambiando la partita, ma quello è istinto».
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