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Giannichedda dal fango alla Champions League! Le parole su: «La vita da Giuliano»

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Giannichedda racconta la sua carriera con la maglia della Lazio: del sacrificio e della leadership per i giovani, dalla Serie D alla Champions League

Dal dilettantismo alla Champions League, passando per marcature impossibili e una carriera costruita sulla tenacia. Giuliano Giannichedda, ex centrocampista di Lazio e Juventus, oggi tecnico della Rappresentativa Serie D, si racconta ai taccuini de la Gazzetta dello Sport ripercorrendo un percorso fatto più di corsa e sacrificio che di talento puro. Un cammino che lui stesso sintetizza con ironia, citando Ligabue: «Altro che mediano, “una vita da Giuliano”. Me la canticchiava sempre Stefano Fiore ai tempi dell’Udinese».

Classe ’74, originario di Pontecorvo, in provincia di Frosinone, Giannichedda ha costruito tutto partendo dal basso: «Non ho mai avuto il talento dei grandi, il mio compito era buttare giù gli avversari». Eppure è arrivato a confrontarsi con il meglio del calcio mondiale: «Ho marcato Ronaldo, Henry, Totti, pure un giovanissimo Messi». In biancoceleste è diventato anche capitano, imparando il significato della leadership: «Ascoltando Del Piero ho capito cosa vuol dire essere un leader».

Oggi l’ex mediano ha scelto di restituire al calcio ciò che ha ricevuto, lavorando con i giovani: «Alleno i ragazzi della Rappresentativa Serie D, la nazionale giovanile dei dilettanti. Selezioniamo i migliori Under 18 tra 162 squadre e giochiamo il Torneo di Viareggio». Un osservatorio privilegiato da cui sono passati tanti nomi arrivati poi in alto, da Gatti e Acerbi fino a Cambiaso e Lucca.

Secondo Giannichedda, il calcio dilettantistico è profondamente cambiato: «I club investono tanto e ogni domenica è una battaglia. I giovani imparano a resistere agli urti e migliorano». E sul rinnovamento del movimento italiano è chiaro: «Ci vuole coraggio. Bisogna investire su tecnici e strutture. I giovani vanno seguiti anche come persone».

Tra gli aneddoti più curiosi, il ricordo degli anni all’Udinese con Zaccheroni, degli scherzi di Stroppa e delle sfide ai fuoriclasse: «Ronaldo era un marziano. Zidane? Provai di tutto per innervosirlo, poi capii che non dovevo farlo arrabbiare». Indimenticabile anche l’incontro con Messi al Trofeo Gamper: «Capello disse: “Diventerà il più forte al mondo”. Aveva ragione».

Alla Lazio ha vinto una Coppa Italia e vissuto notti europee memorabili, prima dell’ultima tappa alla Juventus, dove scelse di restare anche dopo Calciopoli: «Del Piero disse: “La Juventus è sempre la Juventus”».

Oggi il messaggio ai giovani è semplice e diretto, figlio di una carriera costruita passo dopo passo: «Non smettete mai di credere nei sogni».

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