Undici gladiatori per un sogno chiamato semifinale…

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Remuntada, retour, comeback. Più lingue, un solo imperativo: rimonta! Si parte da qui, dalla speranza , dalla rabbia, dalla voglia di ribaltare un risultato ingiusto, maturato a causa dei “fattori imponderabili” tanto cari ( si fa per dire) al presidente Lotito. Fattori imponderabili che hanno un nome e un cognome: William Collum, scozzese di nascita, professione arbitro. Disastroso, un arbitraggio a dir poco imbarazzante ha costretto la Lazio ad uscire con le pive nel sacco dal Sukru Saracoglu. Fattori imponderabili, proprio loro. Un rigore non dato a favore, uno fischiato contro che ha dell’imbarazzante visto che Radu, ad occhi chiusi e in piena coordinazione ,doveva auto amputarsi il braccio per poter evitare l’impatto con la sfera. Fallo di Mauri che regolamento alla mano doveva essere sanzionato al giocatore turco sul quale è arrivato il colpo del 2-0, ammonizione scagliate come chicchi di grandine su una pianta di albicocche in fiore. Si sa il calcio è così, ora bisogna dimenticare, ripartire, pensare e credere nella rimonta perché tutto è possibile. E’ il momento di suonare la carica, bisogna scrivere la storia, capovolgere quello che sembra un destino già scritto. Adesso o mai più, questo è il momento giusto per fare qualcosa di grande, di impensabile, di epico. Un’impresa, comunque vada la competizione, resterebbe nella memoria di tutta la gente laziale. Partita secca da dentro o fuori, 90 minuti di inferno vissuti in uno stadio deserto. Proprio lui, lo stadio, grande talismano del Fenerbahce al ritorno sarà privo di pubblico. Zero passione, zero tifo sfrenato che non potrà fungere da iniezione per andare alla carica “dell’Impero Ottomano”. Giochiamo un po’ con la storia mescolando realtà e finzione. Roma contro Costantinopoli, i libri di storia tornano alla memoria, mai come stavolta il tifoso laziale vuole appassionarsi a quella che è stata la vita passata della propria città. La voglia di scrivere un’altra pagina importante c’è, si vuole inserire il capitolo calcio tra i più gettonati e importanti presenti nei diari storici fatti di battaglie e conquiste di territori. E’ il momento di mettere in pratica l’insegnamento lasciato dagli avi. Nei film, molto spesso, vengono cuciti sulle vesti degli attori saperi e capacità di eroi passati, cose quasi inverosimili che piacciono tanto a chi compra il biglietto al cinema. Stessa cosa farà colui che ha scritto il copione di Lazio – Fenerbahce che ha assegnato ruoli specifici e mai così vicini alla realtà. Petkovic sarà Marco Aurelio, l’uomo di ghiaccio brizzolato con il petto in fuori, imperatore e comandante amato dai suoi (proprio come succede nella realtà), Klose non potrà che essere il suo fedele servitore, amato dall’imperatore, quel Marco Nonio Macrino ( il Massimo Decimo Meridio del Gladiatore per intenderci) che è disposto a donare la vita per servire il suo ‘Cesare’. Cana vestirà i panni di Spartacus (un personaggio avverso a Roma ma mai come stavolta presente sul prato dell’Olimpico), pronto alla battaglia, a guidare il suoi con grinta e temperamento, proprio quello che servirà giovedì nell’arena amica biancoceleste. La Lazio avrà bisogno di tutto ciò che rappresentava l’esercito dell’Impero Romano pronto a distruggere Costantinopoli guidato dall’Aquila, simbolo delle legioni romane. Imperatore, Generale, Pretoriani, legionari, tutti uniti per andare all’assalto dei sultani d’Oriente, tutti vogliono spazzare via la ‘Sublime Porta’ che al ritorno non potrà contare sull’alleato scozzese, giunto dal nord per dar manforte al sultano e ai suoi. In quel di Roma, famosa per i suoi giochi all’interno del Colosseo, mancherà il famoso clima che contraddistingueva l’arena romana dalle altre, il clima feroce pronto a sbranare il malcapitato gladiatore armato solo del suo gladio che nulla poteva contro il potere della folla. Non ci sarà il clima da Colosseo, Massimo Decimo Meridio veniva spinto da 50 mila persone urlanti, come faranno Klose e i suoi in un silenzio che in certi versi potrà sembrare quasi assordante (eufemismo si sa, ma a volte non sentire nulla può tapparti le orecchie)? Trovare gli stimoli nonostante tutto non sarà difficile, forse servirebbe, la notte prima del match, vedere insieme il Gladiatore caricandosi più che mai. Bisognerà capire che in quei casi si andava verso una fine certa e immedesimarsi (con le dovute proporzioni si parla di calcio) nei personaggi. Nell’arena la vittoria faceva si che la liberazione dalla schiavitù diventava realtà. Stessa cosa, pensare che spazzando via l’Impero Ottomano si effigerà una pagina indelebile nella storia della S.S. Lazio dove un giorno chi leggerà questa storia potrà pensare a quegl’undici uomini dicendo: “C’era un sogno chiamato semifinale, fu realizzato, questo era il desiderio di tutta la gente laziale e loro, soverchiati e in minoranza, si batterono come poeti guerrieri, si batterono come laziali e si guadagnarono un posto tra gli immortali di questa società”

Matteo Mansueti – Lazionews24.com

 

 

 

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