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Stadio Flaminio, Nervi: «Il progetto della Lazio è l’unico che può salvare l’impianto!»

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Stadio Flaminio, l’architetto Pierluigi Nervi ha inviato una lettera al Comune di Roma relativamente all’impianto centrale nel futuro della Lazio

Il tema relativo allo stadio Flaminio continua a occupare un ruolo centrale nel dibattito sportivo e urbanistico della Capitale. In una lettera inviata al Comune di Roma, l’architetto Pierluigi Nervi è tornato a soffermarsi sul futuro dello storico impianto romano e sul progetto legato alla Lazio, evidenziando un punto chiave: il mondo degli stadi è cambiato profondamente e gli interventi di ristrutturazione, oggi, sono spesso inevitabili.

Nella lettera indirizzata all’amministrazione capitolina, Nervi ha richiamato il contesto nazionale e internazionale, sottolineando come molti impianti sportivi dedicati al calcio siano già coinvolti in percorsi di adeguamento o trasformazione. Il riferimento riguarda non solo la funzionalità degli stadi, ma anche le nuove esigenze normative, strutturali e di fruizione da parte del pubblico.

«La maggior parte degli impianti sportivi dedicati al calcio in Italia ed all’estero, sono in via di ristrutturazione, sia in corso sia in progetto. Le norme sono cambiate, gli stadi si devono adeguare. In tutti i casi gli interventi sono ovviamente strutturalmente importanti, in generale tali da alterare la percezione dell’esistente rispetto al nuovo. In alcuni casi addirittura l’impianto precedente è stato demolito per realizzare quello nuovo. Non ci si è preoccupati di preservare la struttura attuale, anzi si è demolita».

«Il Comune contro il progetto della Lazio? Ovviamente in ogni caso ci può essere, come anche tra noi coeredi, chi approva e chi è contrario ad un simile intervento; giova però evidenziare il fatto che il progetto in questione è il solo, alla data odierna, che può salvaguardare e mantenere in vita l’impianto realizzato per le Olimpiadi del 1960, che ha oramai superato la durabilità attesa per una struttura in cemento armato realizzata negli anni ’60, esposto agli agenti atmosferici per 67 anni, mai manutenuto secondo criteri di conservazione dei materiali idonei alle sue condizioni, bensì lasciato nell’incuria e nel degrado evidente che è sotto gli occhi di tutta la collettività con un inaccettabile impatto per la città di Roma in un quadrante di grande rilievo storico artistico.

Non esiste alcun caso di intervento di ristrutturazione o ampliamento che abbia lasciato inalterato il complesso precedente in modo sostanziale. Nel caso del Flaminio l’intervento sull’impianto attuale restituisce le funzioni e l’aspetto originari; quest’ultimo è garantito dal fatto che i nuovi telai strutturali avranno un passo, distanza tra di loro, doppia rispetto ai precedenti, permettendone la percezione e visibilità».

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Il progetto che pensa al futuro dello stadio Flaminio resta dunque al centro di una discussione complessa, tra esigenze della società biancoceleste, vincoli dell’impianto e futuro urbanistico dell’area. La lettera inviata al Comune di Roma aggiunge un nuovo elemento al confronto, mettendo in evidenza come la modernizzazione degli stadi sia ormai una strada seguita in molte realtà calcistiche.

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