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Paradiso attacca Lotito: «Inaccettabili le sue parole sul tifoso biancocelesti! Oggi la Lazio s’identifica nel presidente»

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Il celebre cantante Tommaso Paradiso ha rivolto una lettera sul “CorSport” all’indirizzo di Lotito per la stagione biancoceleste e tanto altro

La frattura tra il popolo biancoceleste e la presidenza di Claudio Lotito ha raggiunto un punto di non ritorno, certificato da una durissima lettera aperta firmata da Tommaso Paradiso e pubblicata sul Corriere dello Sport. Il cantautore romano, da sempre tifosissimo della Lazio, ha svestito i panni dell’artista per farsi portavoce del dolore e dell’orgoglio di una tifoseria che si sente privata della sua stessa essenza: il diritto di sognare.

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La desertificazione emotiva e il paradosso del tifo

L’incipit della lettera cancella immediatamente ogni parvenza di diplomazia istituzionale. Paradiso contesta a Lotito la colpa più grave per chi gestisce una passione popolare: aver svuotato l’ambiente del suo calore originario, trasformando una fede calcistica in una pura lotta per la sopravvivenza.

«Lei, Presidente, ha desertificato un mondo. Ha desertificato un popolo nato nel 1900, una delle tifoserie più viscerali d’Italia, forse del mondo» attacca il cantante, evidenziando quello che fotografa come il fallimento più grande della presidenza. «Essere riuscito a unire i laziali contro di lei più di quanto sia mai riuscito a unirli intorno alla sua Lazio». Secondo l’artista, la tifoseria non è scomparsa, ma ha scelto scientemente il distacco come unica forma di dignità rimasta.

L’attacco ai tifosi e la “concessione biologica”

Il cantautore ripercorre gli anni di tensioni, interviste taglienti e risposte sprezzanti della presidenza, soffermandosi su una recente dichiarazione del patron biancoceleste che ha profondamente ferito la piazza, ovvero l’idea che l’ambiente debba ringraziare il presidente per il solo fatto che il club esista ancora.

«Recentemente ha detto una cosa che, secondo me, resterà una delle frasi più tragiche mai pronunciate da un presidente di calcio: che il tifoso laziale deve ringraziare di essere vivo. Come se la Lazio fosse una concessione. Come se dovessimo essere riconoscenti non per un sogno, ma per una semplice esistenza biologica» scrive Paradiso. Il pensiero dell’artista è netto: un club non può essere ridotto a una proprietà spirituale o a un feudo personale. Nel calcio, a differenza di quanto accade nel cinema o nella musica dove chi insulta il pubblico perde i clienti, i tifosi continuano a sostenere la maglia «nonostante lei», come dimostrano i trentamila abbonati dell’ultima stagione.

Il divieto di sognare nell’era delle astronavi

L’affondo finale della lettera si sposta sulla gestione societaria, accusata di aver sostituito l’ambizione sportiva con la pura burocrazia contabile. Per Paradiso, la frase con cui il presidente ha invitato i tifosi a non sognare rappresenta la morte stessa del calcio.

«Che cos’è il calcio senza sogni? Che cos’è una domenica senza l’illusione di poter diventare grandi? (…) Lei invece ci ha chiesto di tifare per la stabilità. Per il bilancio. Per i conti in ordine. Per il galleggiamento» conclude amaramente il cantante, rifiutando l’idea di una Lazio ridotta a piccola azienda di provincia. La chiosa finale è un manifesto generazionale e culturale che fotografa una società rimasta drammaticamente indietro: «Ma siamo nel 2026, e lei continua a fare il mezzadro mentre intorno passano astronavi».

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