Minala: «Sono giunto a Roma con un telefono senza scheda. Fuori rosa? Non per scelta di Inzaghi…»

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Joseph Minala racconta il difficile percorso per diventare calciatore: nel suo presente la Lazio e la Salernitana

Sei mesi da fuori rosa prima di sbarcare alla Salernitana e riabbracciare uno dei suoi allenatori, Alberto Bollini. Joseph Minala ha parlato ai microfoni di ‘Telecolore’: «Sono venuto qua per cercare di portare la Salernitana dove merita, nelle posizioni che contano. Adesso dobbiamo pensare solo alla partita di venerdì col Vicenza. Perché sono rimasto fuori rosa alla Lazio? Non per scelta di Inzaghi. Io ero nella Primavera di Inzaghi insieme a Tounkara, Murgia e Lombardi e gli abbiamo permesso di ottenere dei successi. Io sto pensando a fare bene qui, poi farò i conti con la mia società di appartenenza… Sono stato convocato da fuori rosa anche per la Coppa d’Africa col Camerun ma non mi hanno fatto andare, ma fortunatamente abbiamo vinto. Prima di sabato non giocavo dall’ottobre 2015 e ne ho sentite dire tante. Arrivato a Latina avevo problemi al tendine, ho stretto i denti, poi mi sono dovuto fermare perché faceva molto male. A gennaio andai al Bari, ma il tendine continua a far male. Mi sono curato tutto l’anno, anche in estate quando sono tornato alla Lazio. Ho deciso di curarmi bene per presentarmi al 100% alla prima chiamata di una squadra, non sono certo arrivato qui in vacanza».

GLI OSTACOLI«Da piccolo giocavo a pallone ma non avevo la speranza di poterlo fare come mestiere perché la mia famiglia non se lo poteva permettere. Poi una persona mi propose un provino al Milan e la mia famiglia ha fatto sacrifici per reperire la somma necessaria, ricorrendo anche ad alcuni prestiti. Poi, arrivato a Roma Termini, ad undici anni, quella persona è scomparsa e non l’ho più vista fino ad oggi. Mi aveva dato anche un telefonino senza scheda e, non sapendo cosa fare, mi sono subito rivolto alla polizia. Da lì mi hanno mandato in una casa famiglia, e ho iniziato a giocare nei tornei organizzati dalle case famiglia. Poi ho fatto il provino al Napoli ed è andato bene. Sono stato un anno in azzurro, ma poi ho saputo delle difficoltà nel mio tesseramento e sono tornato a Roma. Qui ho iniziato a giocare alla Vigor Perconti che mi tesserò all’età di dodici anni. La storia dell’età? Cattiverie. Ad un certo punto della mia vita ho dovuto dire no ad alcune persone che non hanno creduto in me in precedenza. Qualcuno era rimasto male e ha voluto danneggiare la mia carriera, ma sono sempre stato tranquillo. Il razzismo? Secondo me non finirà mai. Esiste e non si può nascondere. Personalmente però non mi sento offeso e non do tanta importanza all’argomento».

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