Mamma li turchi, ovvero guida tattica al Fenerbahce

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Cosa hanno in comune Barcellona, Real Madrid, Olympiakos Pireo e Fenerbahce? Sono tutte polisportive e in quanto tali fanno dell’autogestione e soprattutto dell’organizzazione un punto fondamentale della loro condotta. Ne sa qualcosa Simone Pianigiani, che a inizio stagione ha allenato la quadra di pallacanestro dei turchi. Quello che colpisce di queste squadre è la potenzialità economica, la quale permette a un club come il Fenerbahce di affiancare nella medesiam rosa giocatori indigeni e stelle cel calcio internazionale. Negli ultimi anni il calcio turco è evoluto in maniera considerevole e la presenza di due squadre di Istanbul nei quarti delle due coppe europee fa riflettere molto; la Lazio dovrà giocare al meglio per passare il turno contro i gialloblu, la sfida tra canarini e aquile sarà entusiasmante nonostante il ritorno a porte chiuse.

Perso a gennaio il bomber Alex, il tecnico Kocaman – recordman di gol con la maglia del Fener – potrà comunque contare su un undici titolare di tutto rispetto. Il modulo proposto dai turchi è un classico 4-4-2 che però in fase offensiva riesce a diventare un 4-2-4 che può contare su due torri a centro area e soprattutto due ali in grado di far male. Ma partiamo dalla difesa: la porta è difesa da Volkan Demirel, un’istituzione per la squadra dell’Ataturk, il suo nome significa “vulcano mani di ferro” e questo per un portiere è un biglietto da vistia significativo; la linea difensiva è composta da quattro elementi, che sono variati abbastanza nel corso della stagione. A destra troviamo Topuz e a sinistra Ziegler e questi saranno con molta probabilità i prescelti da Kocaman, la loro spinta potrebbe dar man forte ai centrocampisti e comunque si tratta di due elementi che anche in fase di ripiegamento sanno il fatto loro. Il pacchetto della retroguardia è completo con i due centrali Yopo e Irtegun, tanto possenti e granitici quanto troppo lenti nella lettura della manovra in alcune cisrcostanze. La Lazio dovrà puntare su di loro se vorrà tornare da Istanbul con il sorriso.

Passiamo alla linea mediana. Kocaman fa affidamento su due centrali di centrocampo abili tecnicamente e dotati di buonissima qualità. Meireles e Baroni infatti sono la coppia perfetta per il gioco del Fenerbahce perché riescono a smistare palloni sulle fasce con una naturalezza quasi involontaria e soprattutto sanno farsi trovare pronti con continui inserimenti: Baroni è un formidabile tiratore da fuori, Meireles ha una lucidità tattica inusuale; il punto debole? La velocità, la zona centrale del Fener pecca sulla rapidità e anche qui Petkovic dovrà inventarsi qualcosa. I quattro giocatori che restano sono l’arma in più dei turchi. Le due fasce di centrocampo vedono l’alternanza di Stoch – miglior gol 2012 – e Erkin a sinistra e di Dirk Kuyt a destra: più che fasce sono vere e proprie ali, attenzione soprattutto all’olandese che abbina all’esperienza anche una buona tecnica e un fiuto del gol derivante dagli anni passati a fare la punta nel Liverpool. Le due punte sono gli inamovibili Webò e Sow, la coppia africana che tremar la Turchia fa. Il primo è stato acquistato in gennaio, il secondo è un vero e proprio bomber implacabile, abile anche nel muoversi molto là davanti e a agire alle spalle del compagno in fase d’attacco trasformando il 4-4-2 in una sorta di 4-2-3-1 con trazione più che offensiva. Occhio soprattutto a Sow, veloce e scattante come pochi, vero acrobata sui palloni alti e bomber di razza. La Lazio è avvisata, il Fenerbahce non è una squadra facile da affrontare ma ha i suoi punti deboli, ora tocca ai biancocelesti riuscire a evidenziarli.

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