Cana, dalla guerra alla felicità: “Sono orgoglioso della mia vita. E ora puntiamo all’Europa League…”

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Lorik Cana si racconta. In una lunga intervista rilasciata al portale norvegese Nettavisen.no, il difensore della Lazio e della Nazionale albanese ha ripercorso i suoi passi, tra la guerra, la fuga dal proprio paese, i primi provini e le soddisfazioni conquistate dopo tanti sacrifici. “Avevo sette anni quando lasciai il Kosovo con la mia famiglia. Una situazione davvero irreale esordisce Cana – L’aspetto peggiore fu il fatto che per gli otto anni successivi avremmo potuto tornare indietro, ma non se ne fece mai niente. Una volta scappati in Svizzera come rifugiati politici non avevamo un posto in cui andare. Fu un periodo molto difficile, che durò circa otto o nove anni.”

I PRIMI PASSI IN SVIZZERA – Quei momenti ora sono alle spalle. Cana è diventato uomo e professionista affermato nel mondo del pallone oltre ad essere visto come un eroe in patria, dove è stato nominato “Giocatore dell’anno” per ben tre stagioni consecutive, dal 2004 al 2006. E, dopo tutto questo, Lorik Cana è pronto per guidare la sua Nazionale sulla strada verso i Mondiali in Brasile. “A quel tempo era molto difficile giocare a calcio. Una guerra è orribile per tutti. Ringrazio Dio per aver protetto la mia famiglia in quei tragici momenti”, continua Cana. La carriera calcistica intanto muovi i primi passi in Svizzera, in una squadra che era stata messa in piedi nelle are albanesi di Losanna e allenato dal padre di Lorik, Agim Cana. “Non è stato facile, non abbiamo mai saputo quanto tempo saremmo stati lì, ma ho imparato il francese e siamo andati a una buona scuola. Ho giocato a calcio in un ambiente piacevole con grandi allenatori. Nel complesso ho avuto l’opportunità di condurre un’esistenza positiva.”

QUESTIONE DI ORGOGLIO  – “Non mi tirerò mai indietro per giocare in nome della mia famiglia, del mio paese e del mio popolo. E’ un aspetto molto importante per me, al quale ho sempre deciso di puntare. Ho sempre voluto essere un uomo buono, sia su un campo di calcio che fuori. Da quanto ottenni un contratto con le giovanili del Paris Saint Germain, cominciai a mandare i soldi alla mia famiglia. Gioco per rendere i miei cari orgogliosi, dopo una vita segnata dall’avvento della guerra.” E dopo l’esperienza a Parigi, Cana si trasferisce a Marsiglia dove conquista esperienza, la fascia da capitano e la prima convocazione in Nazionale.

 LE ESPERIENZE CON SUNDERLAND E GALATASARAY – Nell’estate del 2009, poi, il passaggio al Sunderland: “Ho trascorso un meraviglioso soggiorno in Inghilterra. Il club mi ha sempre sostenuto, permettendomi di giocare con la massima tranquillità. La gente in città ama il Sunderland: passione e senso di identità sono le loro principali caratteristiche.” Un’esperienza positiva ma lontana dalla famiglia: dopo un solo anno, quindi, Cana decide di trasferirsi in Turchia, nelle file del Galatasaray: “Mi fu data l’opportunità di giocare in Champions League. Inoltre, quel trasferimento mi permise di avvicinarmi alla mia famiglia. Non fu una decisione facile da prendere, ma spero che la gente del Sunderland abbia capito le mie esigenze.”

FINALMENTE (VICINO) A CASA – Dopo la non troppo esaltante esperienza in Turchia, il futuro di Lorik Cana si tinge di biancoceleste: Sono ancora più vicino all’Albania da quando vivo in Italia. Conservo nel cuore l’esperienza con il Galatasaray, ma è bello essere vicini alla propria famiglia. Mi riempo d’orgoglio guardandomi indietro da dove sono arrivato, ricordando tutto quello che abbiamo passato a causa della guerra.”

IL CAMMINO IN EUROPA LEAGUE – In un’altra intervista, rilasciata al portale turco di Eurosport, Lorik Cana dice la sua sull’ostico sorteggio di Europa League, che vedrà la Lazio impegnata nel doppio confronto degli ottavi di finale contro il Fenerbahce. “La squadra gialloblù è veramente forteha dichiarato il centrale albanese – infatti alcuni miei compagni non hanno accolto con favore questo sorteggio. Con tutto il dovuto rispetto, però, credo che la Lazio sia più forte: siamo benissimo in grado di eliminarli e continuare il nostro cammino in Europa. Kuyt, Raul Meireles, Emre e Moussa Sow sono giocatori di livello internazionale, perciò non sarà per niente facile superarli. Per puntare all’Europa League però dovremmo eliminare la squadra turca: il ritorno a porte chiuse non sarà uno svantaggio troppo pesante, dato che abbiamo già provato l’esperienza contro lo Stoccarda.

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