Barreto: il grande rifiuto

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La crisi economica attuale sta certamente ridimensionando il mondo del pallone. Fortunatamente le società stanno provando ad investire maggiormente sui vivai, seguendo ad esempio il modello delle cantere spagnole. Questa sembrava essere anche la politica abbracciata dalla Lazio quando, nell’estate 2009 per 3 milioni si assicurava le prestazioni dell’allora minorenne Gonzalo Barreto, sbaragliando la concorrenza di altre squadre blasonate. Definito un “fenomeno” dall’ex Inter Recoba, oppure un “misto tra Zarate e Chevanton” secondo il suo ex allenatore al Danubio, non restava che attendere il compimento del suo diciottesimo anno e fargli battezzare la serie A. Mai assaggiata finora. Sì, perchè il salto di qualità lo si metteva in preventivo già l’anno scorso, dopo aver trascinato la primavera di Bollini con 20 reti e un secondo posto. Un campioncino. Talmente bravo che nella scorsa sessione estiva il presidente Lotito pensava bene di spostarlo a Salerno. Perplesso, il giovane uruguaiano rifiutava l’aut aut del suo presidente. Un duro colpo per il giovane uruguaiano, capace di rialzarsi sempre anche di fronte ad espisodi ben più tragici. Oggi continua ad allenarsi triste e solitario, perchè ai margini. La Lazio doveva essere la sua casa, la società che poteva permettergli di consacrarsi a livello internazionale. Però non tutti la pensano allo stesso modo… Giusto usare bastone e carota, ma esistono punizioni più leggere? Ai laziali l’ardua sentenza.

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