
Guglielmo Stendardo, intervenuto in esclusiva ai microfoni di Lazionews24, analizza lo straordinario avvio di stagione della Lazio di Gattuso, elogia la crescita dei singoli e la forza del collettivo, si sofferma sulle difficoltà della Juventus e ripercorre i momenti più significativi della sua esperienza in biancoceleste
L’ex difensore della Lazio Guglielmo Stendardo è intervenuto in esclusiva ai microfoni di LazioNews24 per analizzare lo straordinario avvio di stagione della formazione biancoceleste, reduce dalla prestigiosa vittoria contro la Juventus a Torino. Nel corso dell’intervista, Stendardo ha elogiato il lavoro di Gennaro Gattuso, soffermandosi sulla crescita dei singoli, sulla forza del collettivo e sulle prospettive della squadra in campionato. Spazio anche alla crisi della Juventus, al rapporto con la tifoseria laziale e ai ricordi più significativi della sua esperienza nella Capitale. Di seguito le sue dichiarazioni.
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Partirei con te dalla partita di domenica sera, che ha visto la Lazio vincere anche a Torino contro la Juventus. Volevo un tuo parere su questo inizio di stagione dei biancocelesti, che ha un po’ sorpreso tutti. Ritieni che la Lazio abbia i mezzi per mantenere questo livello nell’arco di tutto il campionato?
«Penso che la vittoria a Torino contro la Juventus non sia casuale, perché in tutte le partite che ho visto giocare la Lazio quest’anno ho sempre notato grossa qualità tecnica, determinazione e consapevolezza. Sotto questo punto di vista credo che Gattuso abbia fatto un grande lavoro, perché la squadra ogni volta che ha vinto ha sempre meritato i punti che attualmente ha in classifica. Penso che, se riuscisse a mantenere questa alta intensità nelle prossime partite, potrà dimostrare il suo valore come ha fatto in questa prima parte di campionato».
In questa prima parte di campionato la Lazio si sta affermando come un collettivo molto solido, granitico e capace anche di esprimere un ottimo calcio. Ci sono però alcuni singoli che stanno emergendo particolarmente, come Frattesi, Tavares, recuperato un po’ a sorpresa da Gattuso, e Isaksen, grande protagonista della sfida di domenica sera. Qual è il tuo parere su questi tre calciatori e sul loro impatto rispetto alla scorsa stagione?
«Benissimo. Io aggiungerei anche Belahyane, Taylor, i due centrali, Floriani e il portiere Mandas. Io credo che tutti stiano facendo un grande campionato. Nessuno si sente una prima donna, ma tutti sono al servizio del collettivo e i risultati si vedono, perché sono giocatori estremamente motivati. Vedi Tavares, che hai menzionato: rispetto agli anni scorsi è un giocatore sicuramente ritrovato, un giocatore che ha grandissime qualità. Se lo ritrovi così anche in fase difensiva e non solo in fase offensiva, diventa un giocatore stratosferico. Così come Isaksen e gli altri giocatori che hai citato, sono calciatori che hanno grande qualità. Quindi è una squadra che non si esprime soltanto con la qualità dei singoli, ma soprattutto con la qualità del collettivo».
È uscita una statistica curiosa secondo cui la Lazio avrebbe addirittura più punti in classifica dei milioni spesi sul mercato estivo per costruire la squadra. Un dato che sembra paradossale, ma che potrebbe sottolineare anche la lungimiranza di una dirigenza e di una proprietà da tempo contestate. Qual è il tuo giudizio sul mercato biancoceleste? Gli acquisti arrivati in estate ti hanno convinto? Penso anche allo stesso Pinamonti.
«Gli acquisti che sono stati fatti sono stati fatti in un’ottica di squadra che deve premiare il collettivo. Gattuso gioca molto sull’alta intensità, sulle alte motivazioni e quindi secondo me la società ha individuato quei calciatori che avevano grandi motivazioni nell’arrivare alla Lazio. Quindi i Frattesi, i Pinamonti sono giocatori che hanno scelto di venire alla Lazio perché sanno che la Lazio è un punto d’arrivo, perché è una piazza secondo me stratosferica, tra le più importanti d’Italia, con una tifoseria incredibile. Quindi ritrovarsi così dei giocatori con grandi motivazioni credo sia il vero valore aggiunto insieme a Gattuso, perché poi Gattuso è un allenatore che quest’anno sta veramente dimostrando tutto il suo valore. Il suo valore non mi riferisco soltanto al coraggio, alla determinazione, a quelle qualità che da giocatore gli riconoscevamo tutti, ma da allenatore io credo che stia dando anche delle indicazioni tecnico-tattiche a una squadra che lo segue veramente alla perfezione».
Al di là dei risultati, cosa ti sta convincendo maggiormente della proposta di gioco che Gattuso sta facendo vedere con la sua Lazio?
«Io sinceramente guardo sempre non solo il risultato, ma anche le prestazioni delle squadre. Sotto questo punto di vista si vede che la squadra ha un’identità precisa e questa identità precisa gliel’ha data sicuramente l’allenatore. Io oggi vedo una squadra che ha idee, una squadra che corre, che in fase di non possesso accetta i duelli ed è una squadra che crea tante occasioni da gol perché si spinge con le mezzali, con i terzini, con i tre attaccanti. Quindi riempie l’area di rigore e sotto questo punto di vista credo che l’allenatore abbia contribuito in maniera significativa. Poi mantenere questi ritmi è la cosa più difficile, ma questo non soltanto per la Lazio, anche per l’Inter e per la Roma».
La Lazio potrebbe avere anche il vantaggio di non disputare le coppe europee?
«La Lazio sì, questo potrebbe essere un vantaggio, perché preparare una partita a settimana sicuramente per un allenatore e per una squadra è molto meno dispendioso dal punto di vista mentale e dal punto di vista fisico. Quindi la Lazio secondo me deve godersi questo momento, perché è un momento straordinario, sperando di continuare, perché sarebbe bello rimanere in vetta ancora per tanto tempo».
Tornando alla vittoria di domenica sera, dove arrivano secondo te i meriti della Lazio e dove iniziano invece i demeriti della Juventus? Come giudichi la situazione dei bianconeri, che non stanno vivendo un avvio di stagione particolarmente brillante?
«La situazione della Juve è quella che vediamo. Ti dico che quando giocavo alla Juve giocavo con Del Piero, Trezeguet, Camoranesi e Nedved, erano i quattro attaccanti. Questo ti fa capire quanto e come sia cambiata la Juve, al di là dell’allenatore e della società. Però penso che ogni squadra la facciano i giocatori. È normale che l’allenatore contribuisca, la società, l’ambiente, tutto il resto è fondamentale, però poi sono i giocatori che fanno la differenza. Attualmente la Juve è una squadra in grande difficoltà, è una squadra che non ha dei leader all’interno del gruppo, è una squadra che secondo me sta perdendo anche delle certezze. Quindi non so cosa succederà, ma a differenza della Lazio vedo una squadra che ha problemi nel mantenere sempre quella concentrazione per novanta minuti. E non soltanto contro la Lazio, perché se vai a vedere anche contro il Celta Vigo, contro il Cagliari, io l’ho vista, l’ho seguita attentamente e ti fa capire che è una squadra che comunque ha dei problemi. Non so cosa succederà in futuro, però sicuramente occorre un cambio di marcia e non penso che solo l’allenatore sia responsabile».
Tu che hai vissuto tanti anni alla Lazio, quanto ti fa effetto vedere l’Olimpico vuoto? E quali sono il ricordo più bello e quello più brutto della tua esperienza in biancoceleste, non soltanto legati ai tifosi ma anche alla tua carriera?
«Ho dei ricordi fantastici alla Lazio. Lazio-Real Madrid è stata la partita più bella ed è stato l’apice della mia carriera calcistica. Devo tanto ai tifosi della Lazio, perché Roma è la città che poi mi ha adottato, è la città dove io oggi lavoro, mi sono laureato e quindi ho dei ricordi straordinari. Per quanto riguarda la situazione dei tifosi non entro nel merito, perché ne hanno parlato in tanti e quindi non credo sia il momento di parlarne. Anzi, credo sia il momento di godersi questo momento che la squadra sta vivendo, poi per quanto riguarda il resto vedremo quello che accadrà».
Avendo trascorso tanti anni alla Lazio, c’è in te un po’ di rammarico per non aver fatto parte della rosa biancoceleste che ha conquistato la Coppa Italia nella stagione 2008-2009, considerando anche il percorso che avevi avuto nella Capitale?
«Io ringrazio Dio perché mi ha dato la possibilità di fare della mia passione il mio lavoro. L’ho fatto a Roma con la Lazio, quindi per me è stato qualcosa di straordinario».