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Sarri, Lazio a due facce: difesa solida, attacco in affanno in una stagione ricca di difficoltà

Sarri, la Lazio sesta difesa della Serie A ma solo quattordicesimo attacco: i numeri negativi della stagione biancoceleste
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? La stagione della Lazio di Maurizio Sarri si riassume in due dati emblematici: 12 clean sheet in campionato e 13 partite senza segnare, esattamente la metà di quelle disputate. Un contrasto netto che fotografa una squadra a due facce.
I biancocelesti hanno incassato 25 reti, meno di una a partita: è la sesta miglior difesa della Serie A, alla pari con la Juventus. Meglio hanno fatto soltanto Inter, Milan, Roma, Como e Atalanta. Sul fronte offensivo, però, il dato è opposto: appena 26 gol segnati, media di uno a gara. Peggio hanno fatto soltanto Verona, Pisa, Lecce, Cremonese, Torino e Parma.
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Sarri e la solidità ritrovata
Il lavoro difensivo porta chiaramente la firma di Sarri. Il tecnico ha ricostruito dalle fondamenta una retroguardia che nella scorsa stagione aveva mostrato fragilità evidenti. Il ritorno a meccanismi collaudati e la continuità degli interpreti hanno restituito compattezza.
Tra le novità, Tavares non è ancora riuscito a imporsi con continuità nelle due fasi, mentre il centrale danese Provstgaard si è guadagnato spazio diventando un titolare aggiunto. Replicare i 21 clean sheet del 2022-23, stagione chiusa al secondo posto, sarà complicato, ma il trend difensivo resta positivo.
La vera criticità è davanti. Se inizialmente mancavano sia manovra sia incisività, oggi la squadra crea occasioni ma non le concretizza. I capocannonieri sono Zaccagni, Cancellieri, Cataldi, Pedro e Isaksen, tutti fermi a 3 gol. Nessuno è una prima punta.
Il dato più allarmante riguarda proprio i centravanti: Noslin ha segnato 2 reti, Dia una, mentre Maldini e Ratkov sono ancora a zero. Quattro attaccanti, tre gol complessivi.
L’inversione di tendenza passa inevitabilmente dalla loro crescita. Senza un salto di qualità sotto porta, la Lazio rischia di pagare a caro prezzo una produzione offensiva troppo limitata per sostenere ambizioni europee.