Lazio, quando in campo ci vorrebbero 11 Acerbi

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Le partite si vincono e si perdono lottando, come dimostra Francesco Acerbi

La Lazio esce sconfitta da Nicosia e torna a casa con un 2-0 subito per mano dell’Apollon Limassol. Già il fatto che sia la prima volta che una squadra cipriota batta un club italiano deve far riflettere: perchè se è vero che la sconfitta di ieri non incide sulla qualificazione già acquisita contro il Marsiglia c’è modo e modo di perdere e nella mente di un grande professionista come Francesco Acerbi non si deve uscire sconfitti senza lottare. Il difensore biancoceleste, ieri alla sua 140° partita consecutiva, non fa differenza: ogni volta che scende in campo ci mette tutto se stesso, come il suo lavoro richiede. Si perchè il mestiere del calciatore è questo: dare il massimo ogni qual volta si viene chiamati in causa che sia la partita più importante della vita o meno. E’ questo quello che ha dimostrato ieri in terra cipriota: la sua gara e il suo mordente devono essere d’esempio per tutti, ma anche da monito per chi non ha dato il 100%. Poi si può perdere, certo ma non nel modo di ieri, non senza un tiro nello specchio della porta, non senza lottare, non senza far vedere chi è la vera Lazio. Chi non gioca e non è titolare dovrebbe, in queste occasioni, dare il 200% per dimostrare il suo valore ma così non è stato. In campo c’era solo un leone: Francesco Acerbi. 

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