News
Arbitro sotto protezione, è successo davvero: coinvolta la Lazio

In questa stagione gli arbitri hanno dovuto difendersi dai processi al loro indirizzo. Un’indiscrezione delle ultime ore coinvolge la Lazio.
Il campionato di Serie A 2025/2026 sta volgendo al termine tra veleni e polemiche che sembrano aver riportato l’orologio del calcio italiano indietro di decenni. Mai come in questa stagione, la classe arbitrale è finita al centro di processi mediatici senza sosta, alimentati da una gestione della tecnologia che, anziché dirimere i dubbi, pare aver moltiplicato le ombre. Praticamente ogni club, almeno una volta nel corso di questi mesi, si è sentito pesantemente colpito da interpretazioni del VAR o scelte di campo che si sono poi rivelate errate, innescando una spirale di sfiducia che logora il rapporto tra fischietti e tesserati. Non è stata da meno la Lazio, che in più occasioni ha avuto modo di recriminare per “sviste” di troppo, spesso decisive ai fini del risultato, alimentando il sospetto di un’uniformità di giudizio ormai smarrita tra i pixel del monitor e la pressione del rettangolo verde.
Sotto certi aspetti, si respira un’aria di tensione che ricorda paradossalmente i tempi pre-VAR, quando la tecnologia era ancora un concetto lontano e il peso della decisione poggiava interamente sulla personalità e sull’occhio umano del direttore di gara. In quell’epoca “analogica”, il rispetto si guadagnava attraverso il dialogo e lo spessore caratteriale, elementi che oggi sembrano talvolta soffocati dal protocollo. Ed è proprio a quel periodo di calcio più diretto e meno mediato che fa riferimento un aneddoto curioso e profondamente umano, emerso recentemente dalle parole di chi ha calcato i palcoscenici più prestigiosi del mondo, arrivando a dirigere persino una finale mondiale.
Roberto Baggio e la lezione di umanità: il racconto di Nicola Rizzoli
A gettare una luce diversa sul rapporto tra arbitri e campioni ci ha pensato Nicola Rizzoli, oggi responsabile del dipartimento arbitrale della CONCACAF. Intervenendo a Campus Talk, l’ex fischietto ha ripercorso le tappe della sua carriera, soffermandosi su un episodio che lo vide protagonista quando era ancora un giovane esordiente di 29 anni. Era il 2001, e Rizzoli si trovava all’Olimpico per dirigere la sua seconda partita assoluta in Serie A: un tesissimo Lazio-Brescia. In un clima reso elettrico dal vantaggio a sorpresa delle “Rondinelle”, fu un gesto di straordinaria caratura umana a cambiare la percezione della gara per il giovane arbitro, che ancora non godeva della fama internazionale che lo avrebbe poi contraddistinto.

Rizzoli racconta di come Roberto Baggio, icona indiscussa del calcio mondiale, gli si sia avvicinato nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo. Nonostante non lo conoscesse, il “Divin Codino” scelse di proteggere l’autorità del giovane fischietto con parole che restano scolpite nella memoria del dirigente emiliano: “Stai arbitrando benissimo, non ti metteremo in difficoltà. Se qualche mio compagno prova a crearti problemi, dimmelo, che ci penso io”. Un episodio che, secondo Rizzoli, incarna perfettamente quel livello di disponibilità e intelligenza emotiva che oggi sembra scarseggiare. In un calcio dove ogni errore viene vivisezionato, il ricordo di un Baggio che tranquillizza un debuttante e si erge a garante del rispetto delle regole rappresenta una lezione di stile intramontabile, dimostrando come il dialogo e l’empatia possano essere strumenti di gestione ben più efficaci di qualsiasi ammonizione o revisione video.