Stangata Uefa, fulmine a ciel (quasi) sereno

© foto www.imagephotoagency.it

27 febbraio 2013, un mercoledì normale in casa Lazio. Un giorno in cui si pensa alla sfida col Milan decisiva per le sorti biancocelesti, in cui Petkovic deve fare i conti con infortuni, giocatori fuori rosa e forze da gestire per la volata finale. Ma nonostante questo il clima è rilassato, la vittoria col Pescara e il passaggio del turno hanno scacciato la crisi. Ma la sera arriva la notizia che nessuno voleva sentire, direttamente dall’Uefa: La S.S. Lazio dovrà giocare le due prossime partite casalinghe europee a porte chiuse. Subito pronta la risposta di Lotito: “Non ce lo aspettavamo, è un provvedimento abnorme rispetto alla realtà”.

Riflettiamo un secondo, davvero non ce lo aspettavamo? Eppure le avvisaglie c’erano state, basta fare un salto indietro e avere una memoria non di ferro, ma in buone condizioni. Partiamo dal concetto che la tifoseria laziale è da sempre considerata di destra, se non addirittura fascista. La Curva d’altronde è conscia di stare sotto la lente di ingradimento degli addetti ai lavori che stanno portando avanti una battaglia contro ogni episodio razzista che violi il rispetto dell’essere umano. Tuttavia quest’anno nell’andata del girone di Europa League, a Londra contro il Tottenham, arriva subito la prima multa stagionale di 40.000 euro per presunti ululati razzisti seguiti dai 90.000 euro inflitti per l’episodio di Campo dè Fiori, ma non finisce qui. Dopo la partita contro il Maribor, la Uefa ha dato il suo ultimatum: un altro gesto che instighi al razzismo e la Lazio sarà punita con un turno a porte chiuse. Contro il Monchengladbach vi erano due ispettori sotto la Curva Nord con il solo compito di visionare il comportamento dei fan biancocelesti. Ma al minuto 13 duecento tifosi non curanti della presenza dei delegati Uefa al termine dell’inno d’Italia alzano il braccio teso inneggiando quindi al fascismo, che come sappiamo fu fautore delle leggi razziali che approvò nel 1938. Inesorabilmente è scattata la spada di Damocle che pendeva sulla società di Lotito, prossime partite a porte chiuse.

In Italia non è la prima volta che una squadra venga punita e giochi a porte chiuse in una competizione continentale. Era successo alla A.S. Roma che nel 2004 dopo il famoso lancio della monetina all’arbitro Frisk, perse la partita a tavolino e giocò un turno senza spettatori. Ben più grave ciò che accadde nel 1999, quando nel match tra Wisla Cracovia e Parma valevole per i sedicisemi della Coppa Uefa, Dino Baggio fu colpito da un coltello che gli costò cinque punti di sutura. La squadra polacca fu esclusa per un anno da ogni competizione e non potè partecipare alla Champions sebbene vinse il campionato.

Articolo precedente
Auguri di buon compleanno ad Antonio Candreva!
Prossimo articolo
Milan-Lazio, dirige Rizzoli: bilancio in equilibrio con il fischietto bolognese