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Makinwa: «Lotito mi ha fatto anticipare le spese di un intervento e poi non mi ha reso i soldi. Sul periodo alla Lazio…»

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Stephen Makinwa, ex giocatore della Lazio, ha rilasciato una lunga intervista nel corso della quale ha ripercorso le varie tappe italiane della sua carriera

La seconda vita di Stephen Ayodele Makinwa è un salto all’indietro di 15 anni per regalare ai ragazzini nigeriani lo stesso sogno che lo portò in Italia a 17 anni. L’ex attaccante della Lazio, che oggi vive a Roma e fa il procuratore, si racconta a La Gazzetta dello Sport ripercorrendo le tappe più incredibili e controverse della sua carriera in Serie A. Le sue parole:

L’ARRIVO IN ITALIA E I MISTERI DEL MERCATO – «Ci ho messo un po’ a capire l’Italia: l’allenatore arrivava al campo in bicicletta e mi dicevo “Possibile sia così povero?”. In Africa va in bici chi non ha soldi… Però noi della Berretti ci sentivamo forti, anche contro la prima squadra: eravamo fulmini. Durante un provino per il Milan, feci un test sui cento: 10’’3, se non ricordo male. E al Como da un giorno all’altro ho scoperto di essere diventato un giocatore del Genoa, che era stato appena acquistato dal mio presidente Preziosi, ma di dover restare lì. Mai capita bene, quella cosa».

LE CAPRIOLE – «Ho iniziato da bambino, mi allenavo sul lettone di mia mamma o sulla sabbia. Ma Oba [Martins, ndr] ne faceva più di me: lui più rapido, io più elegante».

LOTITO – «Il punto più alto alla Lazio? Teoricamente, sì: per colpa dei miei problemi al ginocchio. Ero in prestito alla Reggina, serve un intervento di pulizia alla cartilagine e il medico della Lazio mi chiede: “Ma chi paga?”. Io, allibito. Poi chiama al telefono Lotito e quando mette giù mi fa: “Tu anticipi le spese, poi il presidente ti rimborsa”. Mai più visto un euro. Diciamo che il club poteva tutelarmi di più, anche come persona. Alle presentazioni della squadra per me c’erano solo fischi: pesante. Più di quando a Conegliano sentivo il rumore delle sicure delle auto se le affiancavo a piedi o di quando Aronica mi disse “negro di merda” dopo un contrasto. Poi, da compagni alla Reggina, abbiamo fatto pace. Però ancora oggi all’Olimpico faccio fatica ad andare».

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