Cambiano gli uomini non il risultato: questa Lazio sa solo vincere!

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L’analisi di Lazio-Nizza, quarta partita del girone K di Europa League, vinta dalla squadra di Inzaghi per 1-0

Vincere e basta! Questo è l’imperativo della Lazio. Non importa come, non importa la competizione, la cosa fondamentale sono i tre punti. 14 vittorie in 16 gare stagionali. 9 successi consecutivi come non accadeva dalla stagione 1927, anno di nascita della Serie A. Nessuno in Europa League ha fatto meglio o si è avvicinata alla squadra di Inzaghi, già approdata ai sedicesimi con due gare di anticipo e a punteggio pieno. Impossibile pretendere di più, ora per chiudere in maniera perfetta questo ciclo di partite, sarà importante vincere contro l’Udinese. Turnover ragionato, squadra non stravolta e sempre competitiva. Poco spettacolo, poca brillantezza dovuta anche alla posta in palio non molto alta; alla Lazio sarebbe andato bene anche il pareggio e il Nizza non ha mai dato l’impressione di essere pericoloso. Ora solo testa al campionato fino a gennaio. Pratica chiusa anticipatamente con merito, nonostante in Europa League siano sempre scese in campo le seconde linee. Gruppo solido e compatto, squadra che si fa voler bene ma soprattutto si vuole. E il meglio deve ancora venire…

POCHE EMOZIONI – Partita bloccata e priva di spettacolo. Merito del Nizza ben messo in campo e approdato in Italia con l’obiettivo di far risultato. Non era semplice scardinare la difesa francese, soprattutto per vie centrali dove gli spazi erano congestionati. Ci ha provato nel primo tempo con le discese sulle fasce la Lazio, ma con poca fortuna. Di contro i rossoneri non si sono mai resi pericolosi dalle parti di Strakosha, inoperoso per tutta la durata della gara. La squadra cambia marcia con gli ingressi di Lulic e Milinkovic, a cui poi segue quello di Parolo. Più gamba e imprevedibilità per superare una difesa molto bassa e che non lasciava campo alla Lazio. Nel finale i biancocelesti si sono resi più pericolosi e davano spesso la sensazione di poter segnare, al contrario di quando accaduto nella prima frazione. Completamente tagliato fuori dal gioco Caicedo, mai servito in modo pulito e sempre costretto a sgomitare con 2-3 avversari per avere un pallone giocabile. Lontano ancora dalla forma migliore Nani, apparso visibilmente più macchinoso rispetto a tutti gli altri. Bene gli esterni Lukaku e Marusic, sempre più in crescendo. Vincere aiuta a vincere e a migliorare. Riserve (sulla carta) sullo stesso livello dei titolari: questo uno dei tanti segreti di una Lazio da record.

LA RIVINCITA DEI MENO CONSIDERATIPatric chi? Luiz che? Proprio loro, due centrali di difesa riscoperti da Inzaghi nell’emergenza e spesso rilanciati anche nell’ordinario. Due difensori tecnici e con propensioni nel creare gioco: entrambi entrano dentro al campo e impostano l’azione, più o meno come l’anno scorso accadeva con Hoedt. Oltre alla costruzione i due non sbagliano praticamente niente in fase difensiva, risultando al termine i due migliori in campo. Sempre ordinati e mai in affanno contro avversari molto più abituati di loro a certi palcoscenici. «Vedere queste prestazioni da due come loro che giocano poco è motivo per noi di grande orgoglio» – soddisfatto anche Inzaghi che loda i suoi ragazzi. Dopo la partenza di Hoedt c’era chi gridava alla catastrofe per non averlo sostituito adeguatamente, ma il tecnico era sicuro delle qualità del giovane brasiliano. L’emergenza ha costretto anche Patric ad arretrare nei tre difensori e le risposte sono sempre state positive. Sempre concentrato e con la testa nella partita lo spagnolo, che sembra fare quel ruolo da inizio carriera. In una notte dove il risultato contava, ma non era fondamentale, le due note più positive sono loro: Gabarron and Ramos Marchi. Questa Lazio versione europea si riscopre profonda nella rosa. Ed ora guai a chiamarle riserve…