Il ritratto del calciatore perfetto: «Papà, voglio la maglia di Lucas Leiva»

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Arrivato dal Liverpool in estate, Lucas Leiva ci ha messo poco per conquistare l’allenatore, i compagni e i tifosi. Ora il brasiliano sembra rivivere una seconda giovinezza che lo rende uno dei migliori nel suo ruolo

«10 anni al Liverpool non li fai per caso». Frase scontata? Forse, se ad accompagnarla non ci fossero le prestazioni. Un giovane-vecchio lui. La sua chioma bionda lo rende affascinante e allo stesso tempo simile a suoi illustri predecessori. Facile pensare a Re Cecconi, un po’ meno a Biglia, a cui sembra avvicinarsi solo per la zona ricoperta in campo e per l’eredità raccolta. Brillantezza, spirito guerriero, voglia di non risparmiarsi mai. Caratteristiche che fanno di un calciatore normale, uno dei migliori nel suo ruolo. E’ rinato, sembra aver azzerato il contachilometri ed essere tornato un giovincello. Non si ferma mai, più gioca, più corre e Inzaghi a toglierlo non ci pensa mai. Il più sottovaluto è anche il più indispensabile. La Lazio rende tutti più belli e con gli occhi azzurri, anche se lui non ne aveva bisogno…

UNICO – Chi è? L’avete capito dai…L’identikit del calciatore perfetto risponde al nome di Lucas Leiva Pezzini. Deve esserci per forza qualcosa di speciale in te se sei nato il 9 gennaio, se arrivi in punta di piedi e dopo due giorni chiami tutti i tuoi compagni per nome, allora siamo difronte ad un’eccellenza del mestiere. «Te pare che se era bono il Liverpool lo dava a noi?». Quante volte è rimbalzata questa frase in estate? Troppe, eppure il 13 agosto qualcuno ha iniziato a ricredersi. La personalità di un personaggio mai fuori dagli schemi e sempre dentro alla partita si riassume in un’entrata dura, ma non cattiva ai danni di Cuadrado. Non ha parlato, ha impedito la ripartenza e si è allontanato, ma il linguaggio del suo corpo ha mandato un segnale chiaro ed inequivocabile alla Juve tutta: «Rassegnatevi! Qui oggi non si passa!». Non a caso in quella partita, esce per crampi ed arrivano due gol bianconeri. Da lì in poi Inzaghi raramente ha rinunciato a lui, riscopertosi importante anche in zona gol. Tre nelle ultime tre partite, quattro in totale. Sette sono stati quelli in dieci anni di Liverpool. E’ rinato, sembra più giovane in campo e più vecchio fuori. Il professionista esemplare, quello che vedi e dici: «Io da grande voglio essere come lui».

SOGNO NAZIONALE – I Mondiali si avvicinano, eppure la Russia non è mai stata così lontana. Mai convocato nella gestione Tite, anche se il C.T. non potrà restare indifferente dinanzi a queste prestazioni. «Se non dovessi essere convocato andrò in vacanza e farò il tifoso». Nessuna polemica, non è nel suo stile eppure qualche malcontento potrebbe manifestarlo visto il suo rendimento. In questo momento è tra i tre al mondo più forti nel suo ruolo. Fa filtro e gioco. Distrugge e costruisce. Poi ogni tanto prende il pennello e si diverte anche a dipingere. Vedi sabato…Le sue labbra sanno solo estendersi e regalare sorrisi. A se stesso e a chi lo tifa, o forse ama. In nove mesi ha conquistato anche gli scettici e soprattutto i bambini, che di solito prediligono un altro tipo di calciatore, più fantasioso ed estroso. Luis Alberto e Felipe Anderson per intenderci, invece anche lui adesso è tra i più amati. La Lazio la sente come una seconda casa, i suoi figli la tifano più di lui e quando sono scesi in campo sabato, hanno regalato vibrazioni ai cuori dei più romantici. Ad uno così è proprio impossibile non voler bene. Basta guardarlo in faccia per capire chi si ha difronte. Forte in campo, inappuntabile fuori. L’idolo di molti, il migliore di tutti. «Luis Alberto, Immobile, Anderson o Milinkovic?». «No papà, voglio la maglia di Lucas Leiva».

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