Juve-Lazio, quando il “Cholo” conquistò Torino e decretò la caduta degli dei

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Riviviamo insieme uno Juve-Lazio che ha fatto la storia del calcio italiano, consegnando alla squadra di Eriksson lo scudetto

Domani sarà diverso. Domani non ci sarà in palio uno scudetto, ma non sarà una partita come le altre. Sarà QUELLA PARTITA.
La partita dove capimmo cosa stesse realmente accadendo. Dove i sogni iniziarono pian piano, a prendere la forma della realtà.
Quella era una Lazio forte, fatta da marziani che da queste parti difficilmente si rivedranno. In quella squadra c’erano uomini diventati campioni e non viceversa.
Tutti si ricordano quella partita nei minimi particolari, perché niente di quella notte, potrà mai essere dimenticato. Dalle parate di Ballotta, alle corse di Almeyda. Per non parlare del lancio di Veron per Simone e l’espulsione di Ferrara. E poi infine ci pensano lui e la sua testa ad avvicinare piano piano quello scudetto alla Capitale. Sembrava tanta la distanza tra Torino e Roma, ma lui è riuscita ad accorciarla e portarla a 3 miseri punti.
Dopo quella fantastica sera, anche chi era abituato a vincere poco, ha iniziato a sentirsi superiore a chi vincente lo era nato. Chi non aveva la bacheca piena di trofei ha capito che finalmente, poteva iniziare a riempirla. Chi dominava in Europa ormai da due anni, ha intuito che era arrivato il tempo, di vincere anche in Italia.
Vivere di passato non vuol dire avere un presente magro di successi, ma onorare la storia e chi l’ha scritta. Il primo capitolo di quella storia, si è poi trasformato in un romanzo, pubblicato il 14 maggio del 2000. Tutti hanno apposto la propria firma su quel romanzo, anche Alessandro Calori, classico esempio di uomo diventato eroe per caso.
La pioggia, Collina, la protesta dei tifosi. Se ne sono dette tante e tante ancora se ne diranno. Accettiamo tutto, ma a quella squadra deve essere riconosciuta la propria forza. La forza di lottare sempre ed arrendersi mai, nonostante l’anno prima qualcuno, la privò di un campionato già vinto.
Quella squadra era in grado di dettare legge ovunque, di fare la voce grossa dappertutto, perché quella squadra faceva tremare l’Italia e l’Europa. Gli arbitri si possono comprare, la fame e la personalità, invece no.
Quella squadra vincere ce lo aveva nel sangue e alla fine ha trionfato.
Lo scudetto è stato assegnato a maggio, ma era stato conquistato un mese e mezzo prima, quando un uomo venuto dall’Argentina con il solo intento di vincere, diede un segnale forte, chiaro ed inequivocabile, proprio come quella squadra: «ORA SIAMO A 3 PUNTI E VI VENIAMO A PRENDERE!»

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