Martini su Chinaglia: «Era l’essenza di quella squadra, eccezionale nell’essere un leader»
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Martini su Chinaglia: «Era l’essenza di quella squadra, eccezionale nell’essere un leader»

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Martini su Chinaglia: «Era l’essenza di quella squadra, eccezionale nell’essere un leader». Le parole dell’ex giocatore

Nel giorno del compleanno di Giorgio Chinaglia, ai microfoni di Radio Incontro Olympia, è intervenuto il suo ex compagno e tra i protagonisti della Lazio del 1974, Luigi Martini. Ecco le sue dichiarazioni.

PAROLE– «Giorgio Chinaglia era l’essenza di quella squadra, era un calciatore forte tecnicamente ma soprattutto eccezionale dal punto di vista dell’essere un leader. Da uomo fragile qual era, sotto la cura di Tommaso Maestrelli diventava un leader assoluto, suonava la carica non solo per noi compagni ma riusciva a trasmetterla ai 70.000 sugli spalti, questo non è successo solo in Italia con la Lazio ma anche a New York, dove calciatori del calibro di Pelé, Beckenbauer e Neeskens e anche in mezzo a loro era il leader, lo sarebbe stato anche all’inferno. Fuori dal campo era esattamente l’opposto, aveva bisogno di essere guidato e per questo ruolo, che era quello di un padre-amico, in Tommaso Maestrelli aveva trovato il migliore: così è nato il fenomeno Chinaglia e l’unione tra Maestrelli e Chinaglia ha portato allo Scudetto ».

MAESTRELLI– «Maestrelli in quel periodo era il tecnico più innovativo in circolazione, dico sempre che siamo stati l’Olanda prima dell’Olanda. In Italia la difesa era un dogma e invece noi giocavamo in maniera diversa, una filosofia che ha portato Maestrelli a vincere due Seminatori d’Oro allenando due squadre del Sud. Noi eravamo però un gruppo inviso a tutto il mondo del calcio, considerando una banda di matti che era riuscita a vincere lo Scudetto, questo ha colpito la gente. D’altronde il diavolo è più interessante dell’angelo: credo non ci fosse nessuna altra società professionistica che avevano due calciatori che si lanciavano col paracadute, né che altre squadre in ritiro facessero il tiro a segno. Ci dicevano che eravamo una squadra di fascisti ma non era vero, saremmo stati peraltro la prima squadra di fascisti guidata da un partigiano. Credo che i non laziali abbiano avuto belle parole nei confronti della serie perché è una bella storia, semplicemente. A Londra hanno realizzato due filmati che parlano di noi, è una bellissima storia ed è sufficiente dire questo ».

SARRI– «Alla cena di Natale della Lazio Sarri era seduto un paio di tavolini dietro di me, ci siamo incrociati con lo sguardo e ci siamo entrambi istintivamente alzati per salutarci. Ci siamo stretti la mano e scambiati due battute e per quanto mi riguarda a me è bastato, ho sentito che è un “uomo” nel verso senso della parola e se io dovessi scegliere un allenatore, se fossi il presidente di una squadra, sceglierei l’uomo prima del tecnico. E Sarri mi ha fatto una bella impressione. È stato l’unico allenatore che ha parlato in un modo importante della nostra squadra, di Maestrelli e poi ho visto una foto in cui da giocatore indossava il numero 3 come me. È un uomo di valore e il calcio ne ha bisogno, è anche un tecnico vincente e io me lo terrei stretto. A quei pochi laziali che contestano fortemente la squadra dopo una sconfitta e tacciono dopo una vittoria dico che essere laziali è esattamente l’opposto, è esaltare la Lazio sia quando si vince sia quando si perde ».

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