‘Dalla scuola allo stadio’: la speciale giornata di Milinkovic, Basta e Marusic – FOTO & VIDEO

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Foto, video e interventi della particolare mattina trascorsa dai calciatori della Lazio in visita all’Istituto romano Asisium

Torna l’appuntamento con la Lazio nelle scuole. Oggi i calciatori biancocelesti sono in visita all’Istituto Asisium di via di Grottarossa 301, in Roma. “Dalla scuola allo stadio, il modo giusto per sostenere lo sport”, così è chiamata l’iniziativa che consiste in un vero e proprio tour biancoceleste all’interno delle scuole elementari e medie inferiori della Capitale. Per l’occasione sono stati coinvolti Dusan Basta, Sergej Milinkovic-Savic e Adam Marusic, ovviamente accompagnati dall’immancabile aquila Olympia.

GLI INTERVENTI DEI PROTAGONISTI

I rappresentanti della Lazio sono arrivati intorno alle ore 10.00. Ecco le risposte che hanno rilasciato alle curiose domande dei bambini:

MILINKOVICQuali consigli dare ai bambini per accettare le decisioni dell’arbitro?
«Sono sempre arrabbiato, penso sempre di avere ragione. Non guardate in campo quando parlo con l’arbitro (ride, ndr)».

Cosa ti dispiace di più del comportamento dei tuoi avversari?
«Quando mi salta un giocatore, quando non prendo il pallone…e quando perdo contro la Roma».

Come vivete il derby?
«
Non è una partita come le altre. La gente viene più carica. Noi dobbiamo dare un po’ di più di ciò che diamo per le altre. È bella, allo stadio c’è sempre tanta gente. È bello vincere».

Idoli?

«Ibrahimovic. Alcuni dicono che ho la testa come lui, sono contento».

Responsabilità di tirare un rigore?

«È pesante prendere il pallone. Se tu hai una grande motivazione, la tiri e non ti interessa nulla. Se entra sei felice, altrimenti non sei felice».

 

BASTAIntroduzione del terzo tempo nel calcio?
«Non è una cattiva idea. Dopo la partita si parla con gli avvversari. In campo si fanno delle battaglie ma poi bisogna avere i comportamenti giusti».

Cosa ne pensi dei comportamenti sbagliati dei tifosi?
«La gente che viene allo stadio deve essere calma. I nostri tifosi sono abbastanza bravi, ci danno sempre una mano. Quando si danno le botte fuori dallo stadio non è una cosa bella, speriamo non succeda mai più».

Razzismo?
«Il calcio è conto il razzismo. Le squadre hanno tanti giocatori stranieri. Questo non c’entra, siamo tutti uguali».

Che idoli avevi da bambino?

«Non avevo un idolo. Quando ero bambino mi ricordo Gascoigne, guardavo come giocava per l’Inghilterra. E poi Beckham».

MARUSICChe consigli daresti ai bambini per essere campioni di fair play?
«Alla base di tutto c’è il rispetto. Per l’avversario, per i compagni se a volte capita che uno non ti da il pallone come vuoi, per l’arbitro. La parola magica per diventare campioni è il rispetto».

Qual è stato il tuo primo atto di fair play?
«Quando ero bambino. Mi sono buttato in area, l’arbitro ha fischiato il rigore. Ho detto all’arbitro che non era rigore. Avevo tanti amici nell’altra squadra».

Come ti senti quando perdete contro un’altra squadra?
«Una partita di calcio è come la vita. Ci sono momenti belli e brutti. Comunque vada, c’è sempre un’altra gara in cui puoi rifarti».

Idoli?

«Ronaldinho».

BERNABE’Quando è nata Olympia? Cosa mangia?
«Ha 13 anni, ha un’età molto giovane. Ha una vita tranquilla, Formello è casa sua. Mangia pollo, tacchino e coniglio. L’allenamento è molto importante. L’aquila è nata in cattività, non è stata presa dalla natura. La nostra relazione è familiare, mi considera un genitore».

Perchè avete scelto il simbolo dell’aquila?

«L’aquila è l’animale che vola più in alto nel cielo. Si associa la vittoria della squadra all’altezza del volo dell’aquila. È un animale maestoso».

MANZINI – Cosa pensate dei tifosi che sono più felici della sconfitta degli avversari che della vittoria della loro squadra?

«Cosa pensiamo? Sono tifosi. Uno sportivo non è mai contento se una squadra perde. Un tifoso prova anche quel piacere nel vedere l’avversario sconfitto e a terra».

PREPARATORE ALESSANDRO FONTE – Problema della difficoltà fisica?

«La stagione è lunghissima. Quest’anno abbiamo fatto tante partite, più di 50. L’impegno è stato tantissimo. Può capire che le energie vengano un po’ meno. Non solo fisiche, anche quelle nervose sono tantissime. Tutto ciò incide sulla stanchezza. Noi cerchiamo di fare del nostro meglio. Alla fine dell’anno riusciamo a raggiungere il nostro scopo ed i risultati ci danno ragione».

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