L’ANALISI DEL GIORNO DOPO – L’Inter mette a nudo le fragilità di un’inesperta Lazio, grande con le piccole e piccola con le grandi

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La Lazio esce da San Siro con le ossa rotte e torna a Roma con tanti dubbi e poche certezze. Sconfitta ridimensionante dopo una striscia di risultati invidiabile. Ancora una volta dopo un primo tempo sopra le righe, nella ripresa i ragazzi di Inzaghi scompaiono dal campo e prestano il fianco all’avversario.
Oramai non è più un caso, il problema sta nella testa e non le gambe, ma adesso per ovviare ci saranno due settimane di riposo e allo stesso tempo di lavoro.

ATTESA E RIPARTENZA – La partita preparata era la stessa giocata a Genova contro la Sampdoria. Lulic esterno alto dà la possibilità alla squadra di avere un atteggiamento accorto e allo stesso tempo proposito in contropiede. Come il solito la Lazio chiamava l’Inter sulla parte sinistra del campo, lasciando Anderson completamente solo sulla destra; una volta attirata l’attenzione da quella parte, veniva cambiato gioco verso il brasiliano che puntava ripetutamente i suoi diretti avversari creando scompiglio.
Nel primo tempo tutto questo è funzionato, a mancare è stato solo il gol, sfiorato ripetutamente da Immobile oltre che dallo stesso Anderson. Il problema resta sempre la ripresa, quando cala l’intensità e la gamba non è più la stessa, ma nel caso specifico di ieri, a non funzionare bene è stata più il fattore psicologico che tecnico.

FRAGILITÁ PSICOLOGICA – Il bello e il brutto di questa Lazio sta nella sfrontatezza dei suoi interpreti. Quando si ha una cinquecento e la si manda alla velocità di una Ferrari, bisogna mettere in preventivo incidenti di percorso di questo genere. Basta un gol e tutte le certezze vengono meno, anzi delle volte basta un semplice episodio a sfavore per condizionare il morale, come ad esempio il rigore assegnato e poi revocato nel derby, o l’altro penalty con la Fiorentina neutralizzato da Marchetti.
Quella costruita da Inzaghi è una Lazio inesperta più che giovane. In determinati momenti della partita, alcune situazioni vengono gestite male e con troppa fretta.
Nel gol di Banega balza alla mente l’errore di Milinkovic, ma se si va qualche secondo indietro, si nota un errore banale di Wallace che dall’alto del suo metro e novanta abbondante, invece di proteggere il pallone e farlo terminare sul fondo, rinvia malamente con il sinistro, dando il là ad una nuova azione avversaria, decisiva poi per le sorti del match.
Anche queste cose servono a migliorare e a crescere, l’importante è che dalle disattenzioni si impari per andare in futuro alla ricerca della perfezione.

VACANZE LAVORATIVE – «Bisognerà riflettere e guardare, mi assumo la responsabilità: una squadra come la nostra non può reagire in questo modo dopo aver subito un gol. Dovrò essere bravo io a lavorare su questo aspetto». Con queste parole Inzaghi riassume, come meglio non potrebbe, i 90 e passa minuti di ‘San Siro’.
I 3 gol presi nei primi tempi e i 18 nei secondi, sono un dato tanto significativo quanto allarmante. Si può e si deve migliorare sotto tanti aspetti, ma non si deve fare l’errore di buttare a mare quanto di buono fatto fino ad ora. Non si può pretendere la perfezione in chi perfetto non è. Anche le grandi squadre come Barcellona e Juventus hanno avuto delle battute d’arresto in questa stagione, figuriamoci se non può averle la Lazio…
A rimarcare questo ci ha pensato Marco Parolo: «Se fossimo infallibili anche con le grandi arriveremmo primi senza perdere mai. Due mesi fa nessuno ci dava tra le prime sei, oggi non si può non essere soddisfatti di questo cammino» – considerazione anche questa non banale. Va sempre tenuto a mente da dove è partita questa squadra e quanto è migliorata in questi mesi. Tutto è migliorabile e perfezionabile, soprattutto quando si parla di una squadra, per molti interpreti giovani e dall’enorme potenziale.
Si chiude con questa sconfitta un 2016 pieno di alti e bassi e di tribolazioni. Alla ripresa ci sarà il Crotone e Inzaghi dovrà fare a meno delle due frecce più pericolose nel suo arco, Keita e Felipe Anderson.
Per pensare a questo però ci sarà tempo, ora lo stress del campo lascerà per qualche giorno spazio, prima di ripartire tutti insieme nel nuovo anno. E pazienza se il panettone e lo spumante saranno un po’ amari, anche questo tra qualche mese, potrebbe essere solo un lontano ricordo.