Ex Lazio, Almeyda: «Fumo e alcool sono stati un problema, ma…»

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Le parole di Matias Almeyda, ex centrocampista biancoceleste che ricorda il suo passato ai tempi del calciatore

Ricordi spontanei e indelebili quelli rivolti a Matìas Almeyda, ex centrocampista biancoceleste degli anni d’oro della Prima Squadra della Capitale. Un centrocampista tuttofare, corsa e tiro, cuore e trascinamento con i tifosi. Oggi il suo compleanno, 40 le candeline spente. Noi lo vogliamo ricordare cosi, attraverso un frammento di un intervista ricordata dalla pagina facebook «Racconto Calcistico». Queste le sue parole: «Per tutta la carriera ho fumato un pacchetto di sigarette al giorno. Anche l’alcool è stato un problema. Bruciavo tutto negli allenamenti, ma vivevo al limite. Una volta ad Azul, il mio paese, ho bevuto cinque litri di vino come fosse CocaCola, e sono finito in una specie di coma etilico. Per smaltire, ho corso per cinque chilometri, finché ho visto il sole che girava. Un dottore mi ha fatto 5 ore di flebo. Sarebbe stato uno scandalo, all’epoca giocavo nell’Inter. Quando mi sono svegliato e ho visto tutta la mia famiglia intorno al letto, ho pensato che fosse il mio funerale.Due infortuni di fila, troppo tempo senza giocare. Pensavo e pensavo. Un giorno non sentivo più la mano, quello dopo avevo perso la sensibilità nella metà del corpo. Ho capito che dovevo fare qualcosa quando mia figlia mi ha disegnato come un leone triste e stanco. Da allora smisi di giocare anche se potevo continuare e prendevo antidepressivi tutti i giorni. Le chiamavo le pillole della bontà, mi facevano essere più buono. Lele Adani è la mia anima gemella. Ci siamo conosciuti quando io iniziavo a stancarmi dal sistema. Lo considero il fratello che mi ha ridato la vita. È venuto anche a vedere il River e un giorno lavoreremo insieme in Italia».

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