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2014

Dal suicidio tattico di Reja all’egoismo di Candreva: il Marassi sancisce la conclusione della stagione della Lazio

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E chi l’avrebbe detto. Forse nessuno. Chi avrebbe immaginato, che oggi, 26 marzo 2014, con ben 8 giornate di anticipo, la Lazio avrebbe di fatto concluso il suo campionato. Chi lo avrebbe detto dopo quel fantastico 26 maggio, dopo un’estate vissuta a petto in fuori e da padroni assoluti della capitale. Sarebbe potuto essere lo slancio per il definitivo salto di qualità, l’occasione per diventare grandi. E invece sono stati commessi gli stessi, identici, errori del passato. Bastava decisamente poco per trasformare una buona Lazio in una grande Lazio. Manca sempre qualcosa, esattamente ciò che chiede e contesta il pubblico biancoceleste alla dirigenza.

La stagione della Lazio parte decisamente male. Prima i 4 gol subiti dalla Juventus in Supercoppa, poi una chiusura di mercato (neanche a dirlo), decisamente deludente. Inizia il campionato, la squadra di Petkovic barcolla. A dicembre lo sprofondo nelle acque pericolose, Lotito richiama Reja. Con il tecnico goriziano la squadra risale la china, quantomeno esce dalla zona retrocessione. L’Europa sembra a portata di meno, ma puntualmente arriva l’ennesima delusione dal mercato: Hernanes va all’Inter, la Lazio acquista l’infortunato Postiga e il misterioso (tutt’oggi) Kakuta. In mezzo a tutto questo parte la contestazione dei tifosi a Lotito. Stavolta non si tratta di una cosa di poco conto: la protesta è partita da tempo e non sembra destinata a terminare. L’ambiente è logorato, la squadra ne risente e comincia a perdere colpi.

L’Europa però non è così lontana, arriva la settimana della verità. Milan, Genoa e Parma: la stagione della Lazio si decide qui. Contro la squadra di Seedorf (che arriva da 4 KO conscutivi) arriva uno scialbo 1-1, al Marassi di Genoa il tracollo non poi così tanto inaspettato. Reja, pieno di defezioni dal punto di vista degli infortuni, schiera una formazione decisamente discutibile, senza nessun attaccante di ruolo: in perfetto stile Barcellona (solo dirlo ci fa paura) è Mauri ad agire da ‘falso nueve’, con i due esterni rapidi come Keita e Candreva a completare il (mascherato) 4-3-3. La Lazio non tira praticamente mai in porta, l’assenza di una prima punta si sente. Va bene, Klose è infortunato e Postiga non è al 100%. Però in panchina c’è il giovane Perea, che in quasi tutte le occasioni in cui è stato chiamato in causa ha risposto presente. “Dopo Onazi e Felipe Anderson si rischia di bruciare anche il giovane colombiano”, dice qualcuno. Come non dargli torto. La prestazione della Lazio è pessima e con lei quella del suo uomo migliore: Antonio Candreva. Irritante e spocchioso, il laterale romano offre (già da qualche tempo) la solita prova egoista, giocando decisamente più per sè che per la squadra. La Lazio crolla 2-0 sotto i colpi di Gilardino e Fetzfatsidis, Reja sbaglia ancora togliendo il sempre pericoloso Keita per far posto ad un Postiga tutt’altro che in forma partita. L’Europa adesso è distante anni luce, anche l’Atalanta è davanti. Lo scontro di domenica contro il Parma non può più neanche essere considerato decisivo per il sesto posto. La stagione della Lazio si è conclusa stasera al Marassi. Per carità, sarebbe potuta anche finire peggio. Ma occhio però, perchè peggio di questo c’è solo la Serie B.

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