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Lazio, Parolo: «Noi calciatori penalizzati. Perché posso andare a correre al parco e non nel mio centro sportivo?»

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Lazio, Marco Parolo è intervenuto ai canali ufficiali del club per dire la sua dopo il nuovo decreto di ieri

Quanto detto ieri dal Premier Conte e in seguito dal Ministro dello Sport Spadafora ha mosso molte critiche. Marco Parolo, centrocampista della Lazio, è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio per dire la sua in merito.

«Sicuramente è una notizia che non mi aspettavo. C’è stata l’apertura degli allenamenti individuali non capisco perché noi calciatori che abbiamo un centro sportivo non possiamo andare sul campo e allenarci mantenendo le distanze e riprendere un minimo il contatto con il terreno. Se poi dicono che dal 18 ci possa essere l’apertura generale non vedo perché noi atleti professionisti non possiamo allenarci anche singolarmente almeno sul terreno di gioco.  Si può andare nei parchi, io vado a correre nel parco ma non posso andare nel mio centro di allenamento? I calciatori da questo punto di vista sono stati penalizzati».

«C’è un campo tenuto bene, puoi fare dei lavori che hai sempre fatto e lavorare singolarmente con il pallone, senza contatto. Noi abbiamo un centro sportivo con cinque e sei campi possiamo stare a distanza anche di 50 metri. Ci sono 12 ore di luce, ci si può spostare e regolarci per allenarci. C’è la massima attenzione da parte nostra per rispettare le norme del Governo e ci sono le condizioni perché noi possiamo ricominciare a svolgere la nostra professione. Sono state proposte delle soluzioni che sono al vaglio di medici ed esperti e riguarda il gruppo squadra. Ma almeno l’allenamento individuale deve essere consentito nelle proprie strutture visto che è stato permesso. Questo decreto ci penalizza e forse c’è qualcuno che non vuole ricominciare il campionato. Non capisco perché si può andare al parco e io non posso andare ad allenarmi nel mio centro sportivo in cui incontrerei molta meno gente».

«Dobbiamo essere tutti uguali tra sportivi, ben venga che ci sia la possibilità di allenarsi nelle proprie strutture. Però anche noi dovremo avere la possibilità di ripartire ad allenarci. Se devo sperare di poter ripartire e che l’Italia possa ripartire un segnale deve esserci. Se ripartisse il calcio farebbe bene anche alla gente, noi calciatori saremmo i primi a rispettare le regole».

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