Editoriale

L’ANALISI DEL GIORNO DOPO – È più bello così!

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L’analisi di Inter-Lazio, valevole per i quarti di finale di Coppa Italia, vinta ai rigori dai biancocelesti. I gol arrivati nei tempi supplementari portano la firma dei due bomber, Icardi e Immobile

La sofferenza, la rabbia per le ingiustizie subite, l’ennesimo obiettivo raggiunto con le unghie e con i denti che si stava allontanando. Quella sensazione, troppo spesso ricorrente, di sentirsi figli di un Dio minore. La Lazio ha ripassato la storia dei suoi gloriosi 119 anni e l’ha riassunta in 125 minuti al cardiopalma. Sembrava fatta, poi il rigore che un giorno qualcuno bravo ci spiegherà. Quale sarebbe la colpa di Milinkovic? Forse quella di essere 20 centimetri più alto di D’Ambrosio? Ieri abbiamo scoperto che se c’è un contrasto in area tra un calciatore di 2 metri e uno di 1.80, se quest’ultimo corre e sbatte la testa contro il suo avversario colpendolo alla spalla, è calcio di rigore. Ci sarebbe poi da interrogarsi sul perché in un tempo di 15 minuti se ne assegnino 3 di recupero, quando nei tempi regolamentari spesso ci sono 3 gol nella prima frazione e non viene assegnato il tempo addizionale. Ah certo, è stato perso tempo per andare al Var e compiere l’ennesimo capolavoro. L’unico episodio da due anni a questa parte che, più veniva rivisto e più sembrava avvalorare la decisione iniziale dell’arbitro. E invece da rosso il cartellino diventa giallo. Asamoah non viene più espulso e dai suoi piedi nasce il cross che poi avrebbe portato al rigore. Tranquilli, questa volta il laziale non è indignato, l’ha fatto talmente tante volte negli ultimi anni…Questa volta il laziale vi ringrazia, perché senza tutto questo oggi avrebbe goduto la metà di quanto sta facendo ora.

GRUPPO – La vittoria di tutti, la vittoria del gruppo. Tutti partecipi e con il sangue agli occhi decisivi verso l’obiettivo della semifinale. Questa è la coppa della Lazio. C’è sempre stata un’affinità particolare tra i colori biancocelesti e quel trofeo, considerato “una coppetta” soltanto da chi viene sbattuto sistematicamente fuori ogni anno. Partita dominata al contrario di quanto possa pensare Spalletti, forse confuso dalla cromaticità delle maglie. La gara poteva finire nei 90’ regolamentari se solo la Lazio avesse concretizzato 1/3 delle occasioni create. Soltanto un Handanovic in versione Superman tiene a galla l’Inter. Grande approccio per tutti i calciatori in maglia biancoceleste. L’importanza della gara è stata percepita e finalmente i ragazzi d’Inzaghi escono dal campo con il sorriso dopo lo scontro con una big. Semplicemente perfetta la difesa. Basta crocifiggere Bastos e Wallace, dall’altra parte c’era Skriniar, da molti definito tra i migliori al mondo e ridicolizzato in più occasioni da Marusic, una spina nel fianco per la difesa interista. Centrocampo fantastico con Lucas che corre per 10 e tiene sempre uniti i reparti con la sua intelligenza tattica. Milinkovic e Luis Alberto erano ovunque. Ennesima conferma per il Tucu Correa, che però deve ancora affinare l’intesa con Immobile. I due si cercano spesso e si trovano poco. Buon approccio di Caicedo, di cui però come sempre, verrà solamente ricordato il gol sbagliato da pochi passi. Sulla rete del vantaggio gran parte del merito è suo. Dulcis in fundo, il più determinante, il più criticato. L’acchiappasogni, colui che ci ha fatto strillare allo Stadium e ieri sera a San Siro. Da Milano a Milano. Quello stadio gli porta più che bene. Thomas Strakosha mette il mantello e tiene a galla la Lazio con un miracolo su Politano a tempo scaduto, poi abbassa la saracinesca nella lotteria dei rigori. E se fosse riuscito a prendere anche quello d’Icardi all’ultimo secondo dei supplementari…L’albanese tocca la palla che entra in porta. Copia e Incolla, esattamente come a quello di Belotti, altrettanto contestato. Un finale romanzesco, ma c’era d’aspettarselo. Stiamo sempre parlando di Lazio. Tutto sofferto, tutto sudato, la rapina a mano armata sempre puntuale. Radja, Luciano, Stefan, Antonio, Balde, Abisso, Banti, Nicchi. Grazie. Senza di voi non sarebbe mai stato così bello.

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