Editoriale

Lo ‘psicologo’ Inzaghi lavora sulla mente e poi sul campo: ecco come cambia la Lazio con Felipe

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L’analisi degli ottavi di finale di Coppa Italia tra Lazio-Cittadella, terminata 4-1 per la squadra di Simone Inzaghi

Si torna a parlare di calcio finalmente, se un calcio di cui parlare esiste ancora. Si torna a parlare della Lazio che demolisce il proprio avversario e ne fa un sol boccone. Nella sua competizione, quella in cui arriva quasi sempre fino in fondo. La Coppa Italia inizia a dare soddisfazione ai biancocelesti, che ora si sono guadagnati i quarti di finale e il boxing day contro la Fiorentina. Pioli e i suoi torneranno a Roma, dopo quel pareggio rocambolesco; un motivo in più per la Lazio, ancora arrabbiata e col dente avvelenato per quanto successo in campionato. Il tabellone sorride ai biancocelesti che qualora dovessero arrivare in finale, giocherebbero soltanto una gara lontano dall’Olimpico, ovvero l’andata delle semifinali contro la vincente del derby di Milano. Un trofeo è stato già messo in bacheca, ma dopo una stagione di così alto livello, Inzaghi e i suoi ragazzi ne meriterebbero un altro. La Coppa Italia è di casa a Formello, è stata vinta sei volte e manca dal 26 maggio 2013. Inutile ricordare chi erano gli avversari. La casistica ancora una volta lascia spazio a questa possibilità, con Lazio e Roma che dopo la doppia semifinale dello scorso anno, in questa edizione potrebbero affrontarsi solo in finale. A questo ipotesi però è meglio non pensarci. Intanto i deboli di cuore iniziano a scongiurare un ultimo atto tutto capitolino.

LO PSICOLOGO SIMONE – Non era semplice, non era scontato, ma era da Inzaghi. Mentre tutto il mondo Lazio è ancora scottato per quanto accaduto lunedì, il mister è riuscito nel compito più difficile: esternare la squadra dalle polemiche e mandarla in campo come se nulla fosse accaduto. I calciatori non devono sentirsi figli di un Dio minore, o vittime. A difendere la squadra da tutto questo deve pensarci la società, così la pensa Inzaghi, che nonostante sia ancora visibilmente scosso, ha deciso di non parlare più di quanto accaduto. Il segnale è stato recepito dai suoi ragazzi, che ieri in campo oltre alla loro rabbia, hanno messo quella dei propri tifosi. Quelli che mercoledì hanno deciso di stare vicino alla squadra e di non abbandonarla nel momento di difficoltà. In questo si vedono i laziali, quasi unici nel tendere una mano quando c’è bisogno di loro. L’augurio è che il peggio sia stato messo alle spalle, ma la Lazio è forte e per fermarla non sono esclusi altri soprusi dall’alto. Ai sedicesimi di Europa League, ai quarti di Coppa Italia, quinti in campionato, nonostante cinque punti in meno che l’avrebbero portata virtualmente al primo posto. Cara Lazio comprendili, solo così potevano fermarti.

IL RITORNO DI FELIPE – La notizia più bella, quella attesa da cinque mesi. Felipe è tornato e l’ha fatto a modo suo. Due gol sbagliati prima di metterne a segno uno, su lancio perfetto del connazionale Lucas Leiva. Non ha ancora 90 minuti nelle gambe e si gestisce bene nel corso della partita. Pochi scatti, ma buoni. Accelerazioni e folate offensive sulla destra che torna ad essere la sua fascia. Non da esterno di centrocampo come qualcuno ipotizzava, ma da seconda punta. Proprio così, una seconda punta che gioca sull’esterno: così è cambiata la Lazio con Pipe. Il punto di riferimento centrale era Immobile, ai suoi lati c’erano Milinkovic e Anderson; entrambi a seconda delle circostanze andavano a prender palla al centro o attaccavano la profondità sulle loro fasce di competenza. La differenza con il passato è proprio la posizione di Sergej, che con Felipe in campo, alza la sua posizione giocando sulla linea dei trequartisti. Il brasiliano è più propenso a svariare e a prediligere la fascia a differenza di Luis Alberto, così facendo Immobile corre il rischio di restare troppo isolato. Allora Inzaghi, con Anderson in campo, varia leggermente l’assetto passando da un 3-5-1-1, a un 3-4-2-1, con i due trequartisti che possono tranquillamente trasformarsi in due esterni d’attacco. L’universalità e la duttilità dei propri calciatori semplifica il lavoro di Simone, bravo come sempre a trovare l’amalgama giusta. Non può ancora reggere il peso di una gara intera Felipe, ma il test di ieri ha accorciato di molto i tempi del suo rientro in forma. A Bergamo senza Immobile ci sarà bisogno ancora di lui. Questa volta a gara in corso, dove la sua velocità potrebbe essere un fattore. Finalmente Inzaghi può vantare un’altra freccia nel proprio arco. La più preziosa, quella con cui si possono sconfiggere anche i nemici più forti. Quelli che da sempre si divertono a tarparci le ali.

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