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«Una vita da…Tata». Sette anni passati di corsa: «Ciao gladiatore»

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Lettera di saluti e ringraziamenti al Tata Gonzalez, che con la maglia della Lazio, ha trascorso le ultime 7 stagioni della sua carriera

Difficile parlare di un amore finito male, un amore iniziato in silenzio e finito allo stesso modo. Era l’estate del 2010, quando uno sconosciuto venuto dall’Uruguay, scese dalla scaletta dell’aereo. Roma rappresentava un’occasione, un trampolino di lancio per una carriera ancora troppo altalenante. Arrivò addirittura in prova, ma rapì subito tutti e fu braccato a Formello. Quella Formello che dopo 7 anni non vedrà più il suo caro e vecchio “Tata”. In quella squadra c’era tanta qualità e poco sacrificio; niente paura, ci pensa il “saggio”. Così venne soprannominato già da piccolo, grazie al suo grande senso del dovere e alla sua inconfondibile voce da persona matura. Una persona d’oro, poco rumorosa sia in campo che fuori. Uno arrivato in punta di piedi e andato via in silenzio, perché non c’è spazio per le polemiche dove prima c’è stato tanto sentimento. Una vita passata a rincorrere e quasi mai a correre. Una vita passata a sputare sudore e lacrime, anche qui, in quella che per 7 anni è stata la tua città. Impossibile dimenticare le tue telefonate dopo i gol, quella corsa a mani larghe dopo la rete alla Juve in Coppa Italia, oppure il quarto di finale contro il Fenerbache, giocato da terzino e con un ginocchio che faceva fatica a tenerti in piedi.

INDIMENTICABILE – Quell’anno ne hai corsi di Km, ne hai tracciati di campi, ma poi sul più bello ti sei dovuto arrendere, come a dire: «Ora tocca a voi», perché il lavoro sporco era stato fatto. Hai portato i tuoi compagni fino a quella finale storica, a cui presi parte soltanto negli ultimi 10 minuti, quelli più importanti. Quando serviva di nuovo il tuo apporto non ti sei fatto pregare: il dolore era tanto, ma non ha superato la voglia di vincere quella coppa, e allora sei tornato in campo per portare a termine un lavoro riservato ai muscoli dei lottatori e non alle finezze dei campioni. Da lì in poi qualcosa si è rotto e niente è stato più come prima, ma di questo non vale la pena parlarne, perché come hai detto tu, della tua strepitosa avventura a Roma, restano solo i ricordi belli. Non sei più un giocatore della Lazio, ma probabilmente non da oggi, considerando il trattamento a te riservato e il tuo impiego recente. Da lì in poi qualcosa si è rotto e niente è stato più come prima, ma di questo non vale la pena parlarne, perché come hai detto tu, di questa strepitosa avventura restano solo i ricordi belli. Non sei più un giocatore della Lazio, ma probabilmente non da oggi, considerando il trattamento a te riservato e il tuo impiego recente. Mai una parola fuori posto, mai un comportamento che non rispecchiasse la tua persona e per questo te ne saremo sempre grati. Indossare quella maglia non è facile, perché quell’aquila è pesante, storica, gloriosa, leale, pur non avendo accanto molte stelle e coccarde. Tu hai subito capito in che realtà ti fossi calato e per questo hai sempre lottato per la Lazio, sacrificando anche Alvaro, talvolta stanco, affannato, ma mai senza voglia di combattere per la propria gente. Tu sei stato molto di più di un semplice calciatore, sei stato IL GLADIATORE, nella città dei gladiatori, per questo anche se può sembrarti  un po’ banale, ti diremo sempre «GRAZIE TATA». I tuoi tifosi ti salutano, sapendo che non ti dimenticherai mai di loro, perché il tuo cuore avrà sempre un posto privilegiato per quei colori, da cui 7 anni fa, rimasi stregato. La tua carriera proseguirà altrove, ma sappi che qui, hai scritto pagine con un pennarello indelebile e mai nessuno potrà cancellarle. Telefonaci ancora Tata, i laziali risponderanno sempre presente. L’Olimpico era il tuo Colosseo, la maglia della Lazio il tuo scudo. Dopo 7 anni di amore, sangue e sudore, ti diciamo: «CIAO GLADIATORE».

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