Editoriale

«Non avevo mai visto tutto questo, ma ho sempre visto te…»

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Pezzo dedicato a Simone Inzaghi

Difficile non essere banali quando si parla di lui. Dal 1999 ad oggi, tutto ciò che si poteva dire si è detto. 20 anni in cui tutto è successo e tutto è stato fatto. Incredibile il destino: prima partita e subito un trofeo, con annessa uscita dal campo dopo 23 minuti per una frattura al setto nasale. Da quel giorno terminato in un letto di ospedale di Montecarlo, Simone Inzaghi si è cucito addosso a se la maglia della Lazio. Il bianco e il celeste, il giorno della sua prima presenza, furono sporcati dal rosso del sangue fuoriuscito dal suo naso, rottosi dopo un contrasto con Stam. C’è la storia di una vita una singola partita. Come se avesse già capito tutto, Simone ha lottato come un laziale vero per quei 23 minuti. Poi ha dovuto arrendersi, ma l’ha fatto con una maglia insanguinata e sudata, come i veri valori di questa polisportiva impongono.

Da lì in poi tanti incidenti di percorso e tante battaglie vissute con la Lazio. Ha sposato questi colori, ma prima ancora ha sposato “il piano Baraldi“, spalmandosi l’ingaggio pur di restare a Roma. In quel momento a Formello c’era una gara a chi correva più forte per andarsene. Lui no. «Io voglio restare alla Lazio!». Poche parole, ma decise che arrivarono al cuore di Lotito, il quale fece una promessa a Simone: «Tu vuoi allenare giusto? Allora tra qualche anno, lo farai con la Lazio». Il futuro era già stato scritto. Lotito e Simone
si vogliono bene, come un padre ne vuole a un figlio e viceversa. Il presidente non ha mai prestato il fianco a nessuno in questi anni, ha sempre fatto la voce grossa, ma con il suo “figlioccio”, è andata diversamente. Simone ha chiesto delle garanzie, vuole che la Lazio lotti per traguardi più alti, vuole che si alzi l’asticella. Vuole vincere! E in quelle vittorie vuole esserci lui. In un mondo in cui ci si nasconde dietro all’ “essere professionista”, per giustificare dei veri e propri sacrilegi sportivi, c’è chi non baratta i soldi per il sentimento…In un mondo in cui tradire è più facile che amare, Simone Inzaghi non cede alle lusinghe. Tiene il pugno e detta le condizioni, perché il bene della Lazio viene prima degli interessi personali!

Dalla Primavera ad oggi alla prima squadra il copione è stato sempre lo stesso: Lazio, amore, soddisfazioni, trofei alzati. 5 in totale i successi da allenatore, 7 da calciatore. Nelle 15 coppe messe in bacheca dalla Lazio in 119 anni di storia, lui ne ha alzate 9, più 3 in Primavera. Che sia la maglietta o la giacca fa poca differenza, l’importante è che sul petto ci sia un’aquila. Fiera, splendente e che ha ancora voglia di volare per la sua Lazio. Non avevo mai visto tutti questi giovani del settore giovanile esordire in prima squadra. Non avevo mai visto il sangue negli occhi dei calciatori, spesso in campo come dei veri e propri tifosi. Non avevo mai visto un allenatore così “cazzuto” andare in faccia ad arbitri e quarti uomini, dopo un torto subito dalla Lazio. Non avevo mai visto protestare tutta la squadra, o esultare tutta la panchina dopo un gol. Non avevo mai visto tutto questo, ma da quando ho memoria di Lazio, ho sempre visto te. Verso l’infinito e oltre…

Simone Inzaghi e la Lazio sono una cosa sola da quel 27 agosto 1999 e chissà per quanto altro ancora…

Luca Palmieri

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